• Visioni - Cinema - Articoli
  • Nightmare on Elm Street (seconda parte): Fa paura la sua voce/prendi subito la croce
di Andrea Grieco


Continua il nostro excursus nella saga di Freddy, in attesa del remake che a fine agosto arriverà anche in Italia

Immagine

Peccato che la direzione del secondo episodio delle gesta di Freddy venga affidato ad un poco più che emergente, verrebbe da dire dilettante, Jack Sholder. L'esito della pellicola, Nightmare 2: La Rivincita(A Nightmare on Elm Street 2: Freddy's Revenger, 1985), è a dir poco deludente su tutti i fronti, probabilmente perché produttori e regista non sembrano aver inteso la vera natura della creatura ideata da Craven.
Il poster di Nightmare 2: La rivincitaCompletamente avulso dall'essenza del perfido personaggio è, infatti, il tentativo di farlo agire nel mondo reale attraverso una sorta di metempsicosi con l'ennesimo adolescente disadattato che, trasferitosi nella casa in cui si erano consumati i terribili eventi del primo episodio, ritrova nientemeno che il diario segreto di Nancy. Ma i collegamenti con quanto presente nella pellicola originaria finiscono qui, perché Sholder non sembra minimamente rendersi conto del potenziale che ha tra le mani e fa di tutto per scollare il suo film dai presupposti sostanziali che sono alla base del funzionamento e del fascino di questo franchise. Fuori dal suo habitat onirico l'uomo nero perde ogni mordente, e va da sé che questo lungometraggio risulti un guazzabuglio totale: una drammatizzazione insulsa, qualche rozza citazione da cinephile sparsa qua e là e neanche un'idea buona a far spavento. Assolutamente da dimenticare. Merita quantomeno un cenno il fatto che, molti anni dopo questo disastro, il tentativo di far convergere in un corpo lo spirito di Freddy risulterà efficace nel crossover che lo vedrà vis à vis con Jason Voorhees, ma questa è un'altra storia e forse la formula riesce perché il mitico assassino di Cristal Lake proprio tanto umano non è.
Rischierebbe di interrompersi qui l'escalation seriale di Freddy, ma gli incassi sono ancora lusinghieri e, fortunatamente, a riprendere in mano il progetto per un terzo capitolo è ancora Wes Craven, questa volta nelle vesti di sceneggiatore e produttore esecutivo, e con la regia di Chuck Russel vien fuori uno degli horror più interessanti della decade. Merito probabilmente anche di Frank Le Ali della Libertà Darabot, che contribuisce alla realizzazione dello script infondendovi quella tensione e quel senso claustrofobico che in seguito caratterizzeranno le sue migliori prove autoriali. Neppure è un caso, quindi, che molte delle dinamiche in cui sono coinvolti i giovani pazienti di una clinica psichiatrica protagonisti di Il poster di Nightmare 3: I guerrieri del sognoNightmare 3: I Guerrieri del Sogno (A Nightmare on Elm Street 3: Dream Warriors, 1987), ricordano così da vicino quelle di un serrato prison-movie. Ai limiti della schizofrenia perché rifiutano con ogni mezzo di sprofondare tra le braccia di Morfeo per non trasformarsi in vittime di Freddy, gli sventurati prescelti dal mostro scoprono il modo di sviluppare poteri straordinari una volta sopraggiunta la fase R.E.M. In più, grazie all'aiuto della virginale Kristen (interpretata da una bravissima Rosanna Archette), i ragazzi riescono a trasferirsi nei rispettivi sogni e aiutarsi a vicenda, benché quest'ultima virtù non sempre garantirà loro la salvezza.
In questo episodio Freddy assurge a ruolo di star incontrastata, e come tale l'apparizione della sua figura viene protratta il più possibile, surrogata sotto forma di orripilanti creature, efferata marionetta e simulacro catodico, prima di mostrarsi ed ergersi in tutta la sua perfida marcescenza. I Guerrieri del Sogno ha poi il merito di approfondire il passato di Freddy, che si scopre essere stato il frutto di Amanda Krueger, suora rimasta incinta in seguito alle violenze subite per giorni dai pazzi criminali dell'ospedale in cui è era rimasta disgraziatamente rinchiusa. E a rafforzare la coerenza con la storia ritornano anche personaggi chiave del primo episodio come Nancy e suo padre, che svelerà anche il luogo in cui sono stati sepolti i resti del Freddy arso vivo.
Il poster di Nightmare 4: Il non risveglioFilm predominato da atmosfere gotiche, e poi effetti speciali al top per l'epoca, una spruzzata di fantasy, una strizzata d'occhi a Ray Harryhausen e alle tastiere Angelo Badalamenti. Una vera manna per gli amanti del genere.
Rilanciata alla grande la serie, il timone del quarto capitolo Nightmare 4: Il non Risveglio (A Nightmare on Elm Street 4: Dream Master, 1988) passa nelle mani di Ranny Harlin, talentuoso ma sfortunato director, qui decisamente in piena forma. La pellicola scorre che è una bellezza: estrosa, ricca di trovate che permettono un tripudio di effettacci, tra cui spicca la kafkiana trasformazione in enorme scarafaggio di una delle protagoniste; i toni sono decisamente meno plumbei e più wave, in questo coadiuvati da una soundtrack che, se fossimo certi dell'esistenza degli universi tangenti, potremmo dire provenire da Donnie Darko.
A questo punto sono evidenti i primi segni di stanchezza a livello di sceneggiatura, che si ricollega agli eventi dell'episodio precedente, ma, massacrati velocemente i sopravvissuti, inizia a cercare qualunque pretesto per condurre nuovi agnelli sacrificali al cospetto di un Freddy sempre più cool e sghignazzante. Memorabile la sequenza del sogno ambientata in un cinema: semplicemente lynchiana.
Il divertimento è garantito e i biglietti staccati sono ancora molti, quindi è d'obbligo dare un seguito alla mattanza.





Commenti (17)

Inserisci il tuo commento

Immagine con il codice di verifica