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23 maggio 2012  



  • Letture - Fumetti - Manga
  • Bakuman
di Andrea Grieco


Un fumetto che è un manga ma sembra una graphic novel, un manga che è uno shonen ma profuma di shojo, un'opera che sembra parlare a tutti e lo fa

Bakuman

Certo è che i nomi di Tsugumi Ohba e Takeshi Obata potranno risultare ignoti ai più, ma non può esserci amante della letteratura sequenziale che non abbia almeno sentito parlare di Death Note, quel vero e proprio fenomeno di culto a cui i due autori, rispettivamente scrittore e disegnatore, hanno dato vita. La storia del quaderno disperso nel mondo degli umani dal demone Ryuk, con il quale è possibile decretare il momento e la causa della morte di coloro che vi vengono trascritti, aveva alla base una formula di sicuro successo: un'idea di fondo semplice ma geniale, e personaggi meticolosamente caratterizzati. A ben vedere sono ancora questi gli elementi che fanno di Bakuman, il loro nuovo lavoro, un fumetto per il quale è facile prevedere un facile successo, in quanto avvincente e raffinatamente concepito.
La copertina del primo numero del manga Bakuman di Tsugumi Ohba Takeshi ObataDifferentemente dal loro precedente capolavoro non c'è traccia di fantasy-horror in Bakuman, la cui storia è tutta incentrata intorno a Moritaka Mashiro e Akito Takagi, due adolescenti che sognano di veder pubblicata una loro serie sulle pagine della rinomata rivista di manga Shonen Jump. Uno spunto metalinguistico pregno di situazioni suggestive, ma anche un'acuta e divertente riflessione sulle vicissitudini e le tribolazioni di ogni mangaka che si rispetti, dalla fatica nel riuscire a raggiungere uno stile che lo renda inconfondibile, alla scelta di trame e soggetti capaci di conquistare pubblico e fama.
Non c'è motivo di dubitare che Ohba e Obata abbiano attinto per Bakuman dal loro personale bagaglio di esperienze e disavventure professionali, né che i due protagonisti di questo vera e propria graphic novel in formato tankobon possano per certi versi rappresentare gli alter ego dei propri creatori. Ipotesi avvalorate dal fatto che, nella realtà, sia proprio la testata settimanale a cui ambiscono Mashiro e Takagi, a pubblicare anche questo nuovo titolo dell'affiatata coppia di artisti. Inoltre, le infrazioni narrative che sostanziano Bakuman rispetto agli altri shonen manga (termine con il quale si indicano solitamente i fumetti destinati a un fruitore maschile) sono le stesse che qualificano le prove dei due aspiranti fumettisti della serie. Una mise en abyme che avrà senz'altro stupito gli editor della Jump, e che ancora di più sorprenderà gli appassionati del fumetto giapponese, che potranno scoprire i segreti e le regole di questo cangiante mercato, nonché i sacrifici e la fatica che comportano il concepimento dei tanto ambiti albetti. E credeteci, sono motivi e situazioni non meno entusiasmanti e coinvolgenti di tutti i concitati combattimenti, di tutte le fantasiose creature o discinte school-girl che contraddistinguono questo specifico genere di fumetto. Di più, gli autori hanno profuso in Bakuman argomenti e tematiche che solitamente afferiscono ad altre categorie narrative, e così oltre ad essere rapiti dalla perizia con cui ci viene mostrato l'armamentario del disegnatore, si palpita per la romantica storia d'amore che Mashiro intesse con la sua compagna di classe Miho. Incantevole e mai volgare è la descrizione delle ansie e delle aspettative dell'adolescenza, illustrata con la stessa gamma di pennini, retini e sfondi con cui Mashiro dà forma alle sceneggiature (ma leggendo questo fumetto scoprirete, tra tante curiosità, che il termine più appropriato per indicare questa fase della lavorazione è name) di Takagi. Perché Bakuman, titolo polisemico, derivante da ideogrammi che indicano sia un'esplosione che un animale come il tapiro, che in Giappone si crede si nutra di sogni, è un'opera completamente a se stante, frutto innanzitutto di una sensibilità e di una creatività capaci di scardinare i limiti imposti dal sistema stesso che le include, facendolo paradossalmente brillare di quella alterità da cui è sempre piacevole farsi ammaliare.





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