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23 maggio 2012  



  • Letture - Libri - Interviste
  • Le signore diabolike: intervista a Davide Barzi
di Maria Agostinelli


Ha scritto un libro che immortala il genio dietro a Diabolik. Cosa può dirci Davide Barzi su uno dei fumetti più amati in Italia?

Davide Barzi e Diabolik

Erano due sorelle della buona borghesia in una società fortemente maschilista. Erano due editrici che lavoravano in un cucinotto. Eppure inventarono lui: l’immarcescibile, il perfido, il geniale, il fascinosissimo Diabolik. Nonché la sua sublime compagna Eva Kant. Abbiamo intervistato Davide Barzi, autore di Le regine del terrore. Le signore della Milano bene che inventarono Diabolik, in occasione del focus da lui curato al Biografilm Festival 2010, ci ha raccontato la storia di Angela e Luciana Giussani e della loro immor(t)ale creazione.

Come è nata l’idea di scrivere un libro sull’avventura delle sorelle Giussani e di Diabolik? E come hai proceduto alla documentazione per realizzarlo?
Devo ammettere che l'idea non è mia, ma dell’editore (Edizioni BD) che voleva continuare la sua collana di saggistica che era cominciata con un libro su Andrea Pazienza. Nota curiosa: anche lui è stato protagonista di un focus al Biografilm. Mi sono state fatte due proposte, una riguardava le sorelle Giussani e un’altra un autore piuttosto noto. Ho scelto subito le sorelle Giussani perché la loro vicenda editoriale e umana è assolutamente unica e irripetibile e anche inspiegabilmente inedita. Da lì è partito un lavoro di ricerca che ha occupato i due terzi dell’anno che ci ho messo a scrivere il libro. Dei dodici mesi di lavoro, otto li ho impiegati come archivista, topo da biblioteca, indagatore tra amici, parenti e collaboratori, con le difficltà connesse al fatto che mi trovavo davanti due personaggi estremamente interessanti quanto riservati e, dato che a me interessava raccontare la vicenda personale e non la classica storia di Diabolik, la difficoltà è stata proprio ricostruire la loro vita privata. Grazie alla totale collaborazione della Astorina, è stato possibile trovare chi di dovere, dati, immagini e tutti i reperti che mi hanno portato a questa ricostruzione della vicenda.

La copertina de Le regine del terrore. Le signore della Milano bene che inventarono Diabolik di Davide Barzi, Edizioni BDA proposito, raccontaci meglio la vicenda delle foto: è stato fatto un particolare lavoro di recupero? Il libro raccoglie moltissime immagini...
Questo libro è uscito nel 2007, è andato esaurito in pochi mesi e quindi è andata in stampa la seconda edizione per la quale ho fatto un nuovo lavoro arricchendola con altre foto e una sezione a colori che comprende in gran parte copertine di Diabolik o di altri albi pubblicati dalle Giussani, mentre le altre foto sono foto in bianco e nero e risalgono anche ai primi anni Venti, dato che vediamo le Giussani da piccole. Erano foto ingiallite, rovinate dall’usura, e quindi c’è stato un grande lavoro della casa editrice e dei grafici, di recupero dei materiali.

Chi erano le sorelle Giussani e qual è stata la particolarità della loro avventura editoriale, soprattutto considerando il fatto che erano due donne?
Che loro fossero due donne lo sappiamo noi oggi, ma non lo sapevano i lettori dell’epoca perché Diabolik aveva il Colophone con scritto “Di A. L. Giussani”. Erano tempi in cui gran parte del mondo imprenditoriale era maschile e non erano credibili due donne che si mettevano a fare le sceneggiatrici, le editrici e le imprenditrici di loro stesse in un periodo in cui la donna novanta volte su cento era moglie e madre. Loro si sono inventate questa idea meravigliosa, non si sa bene se credendo fin dall’inizio che avrebbero sbancato, e da un’idea partita quasi per scherzo, pubblicata da una casa editrice che si scherniva chiamandosi Astorina (a fronte della casa editrice del marito di Angela, Gino Sansoni, che si chiamava Astoria), è nato un successo editoriale, commerciale, culturale e di costume che ancora oggi non ha nessuna intenzione di mollare.

Qual era la particolarità di Diabolik e quali sono i motivi della sua longevità rispetto ad altri fumetti? Credo che il più vecchio ancora oggi pubblicato sia Tex Willer…
Tex Willer è del ’48, Diabolik del ’62 e sono di fatto i due capisaldi del fumetto italiano e, primo Tex, terzo Diabolik, sono tra i più letti ancora oggi. La particolarità è che Diabolik arriva in un momento in cui i ragazzini leggevano Il grande Blek, Capitan Miky, Il piccolo sceriffo, per cui tutti eroi spesso giovani, comunque positivi, con la fidanzatina a casa ad aspettarli, appartenenti a uno stereotipo che doveva essere in qualche modo didattico ed educativo per i giovani lettori, e stravolge completamente tutto questo, fa una vera e propria rivoluzione copernicana, perché è un titolare di testata ed è un cattivo, è un malvagio, un ladro, un amorale, non un immorale. Visto che c’era, e in qualche modo purtroppo c’è ancora oggi, l’idea che i fumetti dovessero insegnare qualche cosa ai giovani, il fatto che lui insegnasse dei comportamenti molesti era cosiderato da genitori, insegnanti, forze dell’ordine e addirittura dalla magistratura come qualcosa di pericoloso e sovversivo. Questa è stata la sua forza dirompente fin dall’inizio e probablimente è anche all’origine dei guai che ha avuto con la giustizia, che poi si sono sempre conclusi con un nulla di fatto. E per giustizia non intendo l’ispettore Ginko, ma il Commentatore dottore avvocato alto ufficiale e quant’altro Francesco Novello, Procuratore di Lodi, che si era incaponito nella sua battaglia contro Diabolik e i suoi emuli considerandolo come iniziatore di tutte le perversioni dell’umanità.

Oggi invece qual è la forza di Diabolik? Non credi che in parte provenga da un elemento nostalgico dovuto al suo essere una pubblicazione che va avanti da generazioni?
C’è tutta l’intelligenza, dapprima di Angela e Luciana, e oggi di Gomboli che ne porta avanti la storia editoriale, da un lato di mantenere il personaggio abbastanza uguale a se stesso, perché è vincente, efficace e i lettori vogliono tutti i mesi un certo tipo di storia e un certo tipo d’atteggiamento, dall’altro la capacità di svecchiarlo sia graficamente che narrativamente, di adattarlo ai tempi e di parlare comunque di attualità. Forse c’è anche il fatto che questo Paese non ha visto troppe rivoluzioni nel corso di questi ultimi cinquant'anni in cui Diabolik si è affiancato alle vicende dell’Italia, per cui tante tipologie umane, tante modalità discutibili dei tipi umani che sono i veri modelli negativi di Diabolik, le ritroviamo anche nella socità odierna.





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