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  • Splice: Nerd vs. Dren
di Pierpaolo Festa


Vincenzo Natali e Guillermo del Toro provano a sfidare la scienza con uno sci-fi thriller in cui, però, la paura latita

Splice di Vincenso Natali

La corsa più importante che l’umanità deve percorrere è certamente quella scientifica, una sfida che molti, in questo preciso momento, sono pronti ad affrontare a qualsiasi costo. È proprio in questi ambienti che il regista Vincenzo Natali conduce lo spettatore: sotterranei segretissimi dove un gruppo di cervelloni è riuscito a combinare diversi tipi di DNA animale, dando vita a mostruose creature da cui un giorno potremmo scoprire le cure alle più grandi malattie.
Già dai primi momenti, Splice (titolo che indica proprio le combinazioni genetiche) spicca il volo tenendo alta la voglia di farsi coinvolgere. A supervisionare il tutto c’è il visionario Guillermo del Toro nelle vesti di produttore esecutivo, mentre Natali (già autore del sorprendente Cube) dimostra sempre di saper piazzare la macchina da presa al posto giusto, trovando prospettive originali in grado di sprigionare tensione.
A livello visivo, il tono intimo voluto dal regista funziona efficacemente: è come trovarsi proprio nel bel mezzo del laboratorio, pronti anche noi a sporcarci di “materia prima”. Non mancano nemmeno soluzioni interessanti, come l’intero prologo in cui assistiamo alla soggettiva di un embrione che viene alla luce. E merita un applauso la scelta dei realizzatori di puntare tutto sul buon vecchio make-up, riducendo al minimo (e facendone comunque un ottimo uso) gli effetti digitali.
Se la confezione è dunque impeccabile, il difetto principale sta nel copione. Non bastano attori di talento come Adrien Brody e Sarah Polley a salvare una storia che con il procedere ha un’emorragia di interesse. I protagonisti interpretano due scienziati molto nerd, caratteristica che li rende immediatamente simpatici, i quali impiegano molto coraggio (e follia) nell’utilizzare DNA umano nei loro esperimenti, dando vita a Dren (provate a leggerlo al contrario), l’essere apparentemente perfetto: il primo vero miracolo della scienza, che è anche il primo grande errore.
Lo script di Natali esagera troppo nel sottolineare il lato umano dei protagonisti, dimenticando le potenzialità horror che questa storia poteva avere. Se il gore latita, è proprio la stupidità dei due scienziati a riempire i vuoti. Dopo un incipit alla Frankenstein, Splice evita ogni questione scientifica per focalizzarsi sull’ingenuità dei protagonisti che, inaspettatamente, prende il totale controllo delle loro personalità, disintegrando ogni traccia di intelligenza.
E proprio nell’epilogo si ha la sensazione che Natali voglia chiudere il tutto in fretta e furia sprecando nel giro di pochi minuti due sequenze di “accoppiamento transgenico” – e qui, però, sottolineiamo la bellezza e il talento dell’attrice francese Delphine Chanéac, che interpreta Dren senza mai pronunciare una singola battuta.
Decisamente superiore a sci-fi thriller come Specie mortale, Splice funziona più sul piano visivo che nei contenuti, finendo per schiantarsi al suolo e rischiando di cadere nel dimenticatoio.





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