Il più devastante terremoto dei Caraibi nelle immagini di quattro fotoreporter di fama internazionale
Un anno fa la macchina organizzativa della prima edizione di Reportage Atri fu scossa dalla vicenda del terremoto in Abruzzo. La conseguenza immediatamente chiara fu quella di dedicare il focus delle mostre al racconto, al tributo e alla discussione dell’immane tragedia. Anche quest’anno il sisma che ha colpito L’Aquila è stato riproposto dai lavori dell’agenzia Prospekt, nella prima serata di Atri in Motion la proiezione dei reportage multimediali, in una carrellata d’immagini a cui siamo fin troppo abituati.
Ma l’ultimo anno è stato inaspettatamente caratterizzato da altri eventi sismici, lontani ma anche più gravi e devastanti di quello che è accaduto qui vicino. La popolazione di Haiti, uno dei paesi più poveri del mondo, ha vissuto nel gennaio di quest’anno il più devastante terremoto dei Caraibi. Una catastrofe naturale che ha portato via la vita di 230 mila persone e sottratto il tetto a 1 milione di abitanti. Tantissimi i servizi giornalistici, gli approfondimenti, gli articoli sui quotidiani, gli speciali, le dirette. Haiti 2010 è il titolo della mostra collettiva di quattro artisti di fama internazionale: Larry Towell, Bruce Gilden, Paolo Pellegrin e Peter Van Agtmael.
Paolo Pellegrin, come ci ha raccontato Annalisa D’Angelo, la curatrice della mostra, è particolarmente legato all’isola caraibica. Per questo motivo ha messo da parte i suoi impegni legati alla settimana della moda, per atterrare, a pochissimi giorni dal sisma, su Haiti. Lì si è reso conto con maggior evidenza di quello che era capitato ai luoghi e alle persone che già conosceva: “Quando lo abbiamo sentito era piuttosto abbattuto e diceva di non aver neppure scattato molte immagini” – Annalisa D’Angelo.
In soli sei giorni Pellegrin ha comunque portato a casa delle immagini che rispecchiano appieno il suo stile duro, drammatico, dotato di quella estetica netta e rigorosa. Non sono scene che approfondiscono più di tanto l’evento, ma ne danno un’interpretazione realistica e nello stesso tempo partecipante.
Sulla parete opposta all’allestimento di Pellegrin vediamo la parte dedicata alle fotografie di Larry Towell, anch’egli accorso a pochissimi giorni di distanza dal terremoto. Immagini più esplicite, come quella dello “sciacallo” che giace per terra con una ferita di pistola alla gamba. È strana quest’immagine in cui vediamo l’uomo immobile, non in fin di vita come ci si potrebbe aspettare, non sembra neppure dolorante. Ma resta del tutto inerme e affranto dalla situazione e dalle persone che lo circondano curiose. “Questa immagine e tutta la mostra danno il senso vero del cosiddetto ‘sciacallaggio’. In realtà, spesso è la polizia a salvare la vita agli sciacalli che in altre circostanze sono stati linciati dalla folla disperata e inferocita”. – Annalisa D’Angelo.
Il fotografo che resta più forte nella memoria, quello più completo nel rappresentare una molteplicità di aspetti, il più contestato e in assoluto il più coinvolto dalla tragedia è Bruce Gilden. Il reporter di Magnum ci fa passare dalla scene dei corpi che riaffiorano con orrore dalla polvere e dalle macerie, agli edifici semisbriciolati risultato di edilizie del tutto inadeguate a sostenere qualsiasi tipo di evento sismico. Ampio spazio è stato dedicato al tema dei mutilati: si dice che Haiti sia stato l’evento sismico che ha lasciato il più alto numero di invalidi. Gilden li ha ritratti negli ospedali più o meno improvvisati, alcuni di loro ridono e in questo sembra che l’autore abbia voluto dar voce alla voglia a un fenomeno che ha segnato profondamente tutta la società haitiana per gli anni a venire. La voglia di continuare la vediamo anche in una serie di capanne e costruzioni fatte con materiali di scarto. Una serie delle capanne viene adibita al recupero della scuola di ballo, della banca e di altri luoghi sociali. Così ci tornano i mente tutti i discorsi che si fanno attorno alla necessità di ricostruire immediatamente un tessuto sociale per i terremotati.
Infine ci sono le fotografie, le uniche a colori, di Peter Van Agtmael, un giovane autore in procinto di entrare nello staff Magnum. Le sue immagini, però, ci hanno raccontato molto meno degli altri fotografi limitandosi a rappresentare scene di vita quotidiana a Port Au Prince e ritratti di haitiani che non sembrano aggiungere molto al resto del clamore mediatico.
Haiti 2010
Fotografie di Larry Towell, Bruce Gilden, Paolo Pellegrin e Peter van Agtmael
A cura di Annalisa D’Angelo Palazzo dei Duchi d’Acquaviva
Fino al 29 agosto 2010
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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