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  • A Nightmare on Elm Street (terza e ultima parte): Apri gli occhi, resta sveglia/ non dormire questa notte
di Andrea Grieco


Terza e ultima tappa del nostro viaggio horror onirico, analizzando tutta la saga di Freddy

A Nightmare on Elm Street

La serie Nightmare, pur con esiti altalenanti, riesce a evitare la sorte e le secche creative di prodotti ad essa rassomiglianti. I vari Halloween e Venerdì 13 infatti, si inceppano fin dai primi capitoli in una stanca ripetizione di cliché che li fa buoni, al massimo, per una visione da home theater per il fan incallito. E in Italia è proprio questo tipo di distribuzione che è toccata agli ultimi atti di queste saghe orrorifiche, mentre a Freddy si è sempre garantita l'apparizione sul grande schermo. Merito soprattutto di scelte produttive che, dopo l'abbaglio del secondo episodio, hanno puntato sulla cura anche estetica del franchise, disposizione che lo ha comunque allontanato, quasi snaturato, dal personaggio così com'era stato delineato dal suo creatore.
La locandina di Nightmare 5: Il MitoAnche Nightmare 5: Il Mito (A Nightmare on Elm Street: The Dream Child, 1989) risulta, in sostanza, un film dall'economia narrativa e stilistica autosufficiente, basato su una sceneggiatura concepita da John Skipp e Craig Spector, coloro che hanno coniato il tanto fumoso genere denominato splatterpunk. E a ben vedere il capitolo diretto da Stephen Hopkins pecca proprio di quell'enfasi gratuita dell'effetto shock di quest'attitudine letteraria, che nel tentativo esclusivo di sbalordire e disgustare il fruitore a tutti i costi, finisce spesso nello scadere nel grottesco se non nel ridicolo. Così in una storia dal plot tanto macchinoso quanto potenzialmente gravido di conseguenze, si alternano situazioni ora divertenti ora insulse. Tra le prime va senz'altro ricordata la fusione biomeccanica tra un centauro e la sua moto, in folle corsa contromano, con un Freddy che sciorina battutacce fino al mortale schianto del malcapitato. Alle seconde, invece, appartiene la scena da cinecomix in cui un ragazzino amante dei fumetti affronta Freddy assumendo le sembianze del supereroe da lui disegnato; di sicuro il momento più basso di un film che narra addirittura il tentativo del mostro di Springwood di ritornare in vita attraverso i sogni del feto nel grembo di Alice, la protagonista dell'episodio precedente. A scongiurare l'evento, in un finale concepito in 3D, accorre il fantasma di Suor Amanda Krueger, che qui si scopre essere stata sepolta senza i dovuti sacramenti perché morta suicida.
Dopo cinque episodi diventa davvero difficile trovare ancora pretesti credibili per giustificare gli omicidi di Freddy, anche perché i veri destinatari della sua originaria vendetta sono già tutti belli che stecchiti da almeno un paio di episodi.
La locandina di Nightmare 6: La FineQuindi in Nightmare 6: La Fine (Freddy's Dead: The Final Nightmare, 1991), il talentuoso Michael De Luca, futuro sceneggiatore di quel capolavoro che è Il Seme della Follia di sua maestà Carpenter, presuppone addirittura che l'intera cittadina in cui risiedeva il terribile villain sia rimasta completamente priva di bambini, tutti sterminati dalla mano artigliata di Freddy che, per trovare nuove vittime, sfrutta - udite udite - l'attività onirica di sua figlia. E già! Perché prima ancora che Michael Bay mettesse in cantiere la riscrittura di Nightmare, ci aveva pensato questo intrigante e curioso episodio ad aprire intollerabili squarci sul passato di Freddy: dopo un concepimento che già sapevamo non essere stato proprio dei più felici, al Nostro sono toccate un'infanzia e un'adolescenza non meno torbide, con chiari sintomi di disturbi psichici, un padre adottivo violento, il tutto coronato da un matrimonio che avrebbe dovuto nascondere le vere, insane passioni di Freddy. Messa in questo modo potrebbe darsi a intendere che il film tracimi nel torbido, invece la regia grintosa, a tratti funanbolica, di Rachel Talalay garantisce una visione intrigante, quasi si stesse assistendo a un pastiche di elementi smaccatamente ludici di certo cinema di Sem Raimi e Joe Dante.
La locandina di Nightmare Nuovo IncuboMa è il settimo capitolo della saga, Nightmare Nuovo Incubo (Wes Craven's New Nightmare, 1994) a ripristinare l'aurea sulfurea e malvagia che contraddistingue il primo Freddy e le sue gesta. Basta con il sarcasmo, i birignao e l'esclamazione “puttanella” con cui ormai Freddy apostrofava ogni sua vittima femminile. Qui ci si trova di fronte a una creatura davvero oscura e sinistra, e fa ancora paura! Craven dirige il suo ultimo vero capolavoro, anticipando l'appiglio metalinguistico che in seguito caratterizzerà il sempre suo Scream. Con la differenza che, mentre in quest'ultima serie l'orrore dribbla continuamente la parodia e si sente lontano un miglio puzza di manierismo, con l'ultimo Nightmare siamo di fronte a un gioiello narrativo, supportato da una sceneggiatura impeccabile, ricca di spunti e intelligentemente articolata intorno al mito della saga stessa, che si scopre essere il viatico con il quale evocare ed esorcizzare un'antica entità intenta a uccidere l'innocenza. Insomma, una riflessione sulla necessità catartica, favolistica, di ogni racconto dell'orrore. Un vero miracolo cinematografico.
Freddy subisce un vero e proprio restyling, che lo rende al contempo più cool e terrificante: stivali e pantaloni in pelle nera stile fetish, pastrano tenebroso, un volto arcigno scolpito dalle ustioni e, strana curiosità, artigli non più fissati al famigerato guanto ma direttamente innestati nella carne nuda e scuoiata della mano, proprio come è sempre stata rappresentato nelle locandine dell'intera serie. Craven si riprende la sua creatura e le dà la fine più meritevole, almeno fino all'imminente remake.





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