Tutti lo abbiamo sentito dire almeno una volta: il ragazzo è bravo, ma poteva fare di più...
La storia di un dittatore agorafobico che si fa sostituire da un sosia, che si fa rimpiazzare da un sosia, che a sua volta si fa rimpiazzare da un sosia, che a sua volta si fa rimpiazzare da un sosia… Suonava più o meno così per Ecco la storia di Pennac. Non suonerebbe in maniera poi così diversa per The Losers, eroi nati in casa Marvel fin troppo simili, nella vicenda e nelle dinamiche, agli A-Team in prima battuta, e a quello che avrebbero potuto essere immediatamente dopo.
Eppure, come per quel curioso romanzo, anche qui il gioco di specchi quasi funziona, non ci dispiace vedere questa squadra di militari ritrovarsi ad agire in incognito e contro i cattivi della CIA, non ci dispiacciono i soprannomi goliardici e i modi di fare spacconi, e persino quel tanto di prevedibilità dietro ogni scena concede al nostro ego di trionfare dietro un “lo sapevo”, senza sprofondare in uno sbadiglio. Ma il meccanismo non è ben oliato e si inceppa. Il carillon rock’n’roll suona la sua musica, ma le rondelle fanno spesso un suono meccanico o stridono, e il ritmo ne risulta irrimediabilmente compromesso. Alla pellicola mancano le rifiniture, la costanza, la dedizione e così, troppo spesso, finisce con il sedersi su se stessa comodamente, senza faticare troppo.
Poco importa, allora, se Zoe Saldana fa del suo meglio per essere sexy, complice qualche sapiente inquadratura, e cambia più mise di quanto possa essere possibile, o se Effrey Dean Morgan ha lo sguardo alla Robert Downey Jr. (un altro effetto sosia?) e con la sua camicia bianca impeccabile è la quint’essenza del bello e dannato. L’intero gruppo fa del suo meglio per risultare credibile nel topos che incarna e spesso ci riesce, aiutato da una certa cura nei particolari, la stessa che non palesa gli effetti speciali evitando di renderli i veri protagonisti di ogni scena, come spesso accade nei cosiddetti film d’azione.
Sono momenti in cui appare evidente l'esistenza di quel pizzico di genialità che, se estesa all’intera sceneggiatura, avrebbe reso The Losers una pellicola di un certo interesse all’interno del panorama di genere, e il sequel promesso nel finale un film atteso dal pubblico.
Nonostante qualche battua da manuale, discreti colpi di scena, inseguimenti, e un pizzico di buoni sentimenti, alla fine il grande impasto concede solo pasticcini, non un un’intera torta.
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
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