L'uomo (ri)parte alla conquista dello Spazio. Lo spettatore probabilmente non (ri)tornerà al cinema
È sotto gli occhi di tutti, e sarebbe il caso di iniziare a chiedersene il motivo, che nelle sale italiane la stagione estiva sia divenuta per la sci-fi ciò che fino a qualche anno addietro era, invece, per l'horror, prima che questo tornasse il genere più in auge: momento per tirar fuori i fondi di magazzino, film fuori tempo massimo e progetti in cui non credeva proprio nessuno.
A convalidare tale ipotesi arriva nei mesi di canicola anche Pandorum di Christian Alvart, non proprio un capolavoro di originalità, ma neppure un film da liquidare per intero. Nulla di nuovo per quanto riguarda la storia, che riecheggia quella di innumerevoli altri viaggi interstellari compiuti al fine di ritrovare un pianeta che presenti le condizioni necessarie agli uomini per vivere, visto che la terra è divenuta inservibile. Questa, forse, la missione da compiere per i disgraziati membri della Elysium, la magniloquente astronave destinata a raggiungere Tanis, l'astro che sembra avere le caratteristiche per consentire la nuova colonizzazione umana. Purtroppo il lungo periodo di ibernazione crea un vuoto di memoria ai membri designati a condurre il velivolo, soggetti ai malori e alle crisi indotte dalle circostanze; in più ci sono misteriose creature che si aggirano a bordo che non promettono niente di buono.
Fin troppo evidente che in Pandorum, come pure in Moon, Splice e altri esempi di fantascienza degli ultimi tempi, benché ogni titolo citato rappresenti un discorso a sé stante, si sia completamente perso quell'afflato epico che ha contraddistinto i fasti degli anni Settanta e Ottanta, come pure sembrano scomparsi la valenza e il sotteso mitologico. Ha voglia a suggerire il contrario l'intera nomenclatura del film del giovane filmaker tedesco, che nel tentativo di dare una lettura autoriale alla sua opera finisce, suo malgrado, per incappare nei diktat imposti dalla macchina hollywoodiana, e la cosa certo non giova all'opera. Dal punto di vista della trama poi, bisogna ammettere che lungo lo svolgimento della narrazione i ricordi dei protagonisti affioreranno, ma questo non riserverà grandi sorprese neanche ai meno navigati cultori di tali pellicole, e non mancheranno situazioni e momenti ridondanti, che appesantiranno non poco il ritmo generale dell'impianto diegetico. Un altro neo è rappresentato dall'unico nome di punta del cast attorico, Dennis Quaid, che offre una performance non proprio memorabile. Le scene action, anche se discretamente congegnate, mancano di fisicità per via di quei cachinni formali che, tanto per intendersi, hanno finito per rendere stucchevoli quelle analogamente messe in scena da Ridley Scott.
Da tutto questo pasticcio, però, si salva il decor, tanto che i labirintici corridoi e i claustrofobici budelli di condutture e cavi che attraversano l'Elysium non sfigurano di certo rispetto a quelli altrettanto terrificanti del Nostromo, la nave spaziale di Alien, o a quelli della Event Horizon dell'omonimo film di Paul W. S. Anderson, che non a caso produce anche Pandorum. Bella ed efficace la fotografia, nera come la pece, e interessanti sono le creature disegnate dalla factory di Stan Wiston. Dettagli, si dirà, ma che da soli potrebbero giustificare l'intera visione.
Commenti (1)
Daniele Federicoha scritto:
2010-08-22 01:44:08
Mmmmhh... non andrò a vederlo al cinema, però un po' voglia viene, leggendo questa recensione. Magari in noleggio, per gli amanti del genere...
La Mostra si apre con un’opera solida che solo apparentemente parla di politica. Perché la lealtà conta più delle capacità, molto più spesso di quanto si creda.
Commenti (1)
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Daniele Federico ha scritto: 2010-08-22 01:44:08
Mmmmhh... non andrò a vederlo al cinema, però un po' voglia viene, leggendo questa recensione. Magari in noleggio, per gli amanti del genere...
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