• Visioni - Cinema - Recensioni
  • Kòngavegur (King’s Road)
di Alessandro De Simone


Divertente commedia corale islandese che riflette con intelligenza sulla loro crisi economica e sociale

Immagine

L’Islanda è davvero un paese vulcanico e per una volta è bello non associare quest’aggettivo alla nube che qualche mese fa ha sconvolto il traffico aereo mondiale che arrivava proprio dalla lontana isola dell’Oceano Atlantico.
Kòngavegur, secondo film dell’esperto e talentuoso montatore Valdis Oksarsdottir, che tanto per la cronaca a dato il giusto ritmo a film come Festen ed Eternale Sunshine of the Spotless Mind, è infatti una commedia, scritta dallo stesso regista, con delle qualità non comuni e che ci piacerebbe vedere più spesso.
Junior torna dopo tre anni passati in Germania a casa, se così può essere chiamata una fatiscente roulotte in mezzo al nulla, alla fine di King’s Road, una strada che porta solo in questa bislacca comune di appartamenti su ruote, popolata da una varia umanità con non pochi problemi. C’è la coppia in attesa, lui ubriacone senza arte né parte e lei ancora bella e con qualche sogno; i fratelli in cerca di una madre e di un posto nel mondo; la nuova compagna del padre di Junior, sperduta in una situazione che non capisce. E poi il responsabile del resort per roulotte d’epoca e tassista di zona, completamente folle, il che è tutto dire in una gabbia di matti.
Un microcosmo in cui regna un caos regolato e organizzato che ben porta sullo schermo la composta disperazione di una nazione che, da un giorno all’altro, si è trovata a doversi confrontare con una situazione economica devastante e una susseguente crisi d’identita che Oksarsdottir racconta con grande intelligenza, ironia e benevolenza nei confronti dei suoi personaggi squisitamente pirandelliani. Kòngavegur è una commedia come poche se ne vedono ultimamente, soprattutto nell’ambito delle cinematografie europee, e se non soffrisse di una parte centrale leggermente dilatata, sarebbe stata davvero un piccolo miracolo artistico e produttivo.
Ottimo il cast, in cui spicca Daniel Bruhl, già visto in Bastardi senza gloria e, soprattutto, in Goodbye Lenin.
Kòngavegur è un film che qualche anno fa da noi avrebbe trovato facilmente una art house disposta ad accettare la scommessa distributiva, ma oggi il mercato è cambiato: la vera maledizione islandese. Altro che vulcano.






Commenti (0)

Inserisci il tuo commento

Immagine con il codice di verifica