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23 maggio 2012  



  • Suoni - Live - REPORTAGE
  • U2 in concert: Alphabet City al 360° Tour
di Pierpaolo Festa


Ventiquattro canzoni, oltre due ore di musica. E la band irlandese trasforma un concerto in una specie di viaggio spirituale. Vi raccontiamo la nostra serata a Francoforte

Bono incita la folla a Francoforte

Un viaggio nel futuro, questa è la sensazione che si prova una volta dentro lo stadio in cui gli U2 suoneranno da lì a poco. Bono lo chiama “la stazione spaziale”, i Kasabian, che fanno da special guest all’inizio del concerto, preferiscono il termine “Ragno gigante”. Quello è il palcoscenico, l’altro protagonista della serata: un’affascinante struttura ultra tecnologica, retta da quattro giganteschi pilastri concavi e piazzata nel cuore del campo. La band inglese suona l’Indie Rock per circa un’ora, ma Bono & Co. si fanno attendere almeno altri sessanta minuti. Una volta arrivati, la loro space station si mette in moto a trecentosessanta gradi, con una canzone che riflette lo spirito del giorno, Beautiful Day.
The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen entrano in scena, mentre Bono percorre il cerchio perfetto del palco da vera rockstar, mantenendo quel suo carisma alquanto egocentrico e sfilando quasi fosse un incrocio tra un modello e un pugile che viene acclamato dalla folla prima del round. In quel momento arriva un altro classico, New Year’s Day e gli spettatori di Francoforte, che da veri tedeschi non smettono un attimo di darci dentro con la birra, sono totalmente conquistati. Il secondo concerto della nuova edizione del 360° Tour è una scalata di positività. I musicisti vogliono fermare il tempo affinché il loro pubblico rifletta e si ritrovi a guardare se stesso travolto da una potentissima dose di sana energia. Spesso il megaschermo raffigura degli orologi e il leader della band continua a chiedere “What time is it in the world?”: per gli U2 non c’è dubbio, è tempo di essere uniti, tutti quanti insieme.
La regia è oltremodo impeccabile e sbalorditiva: davanti a quel palco è come trovarsi in un universo alla Guerre stellari. Le immagini della band sullo schermo sono avvolte da effetti visivi e, come se non bastasse, lo screen si dilata avvolgendo i musicisti e trasformandosi in un vero fuoco d’artificio digitale. D’un tratto il flusso di energia si ferma e riparte con la toccante Miss Sarajevo, in cui Bono intona in perfetto italiano la parte che fu cantata da Pavarotti.
Sono più di trenta anni che suonano insieme e gli U2 sono sempre più giovani. Bono paragona i suoi compagni a perfetti esemplari di automobili tedesche, scherzando sulla sua salute e sul fatto che: “Sono stati proprio i dottori tedeschi a rimettermi in sesto e a permettermi di suonare qui stasera. Oggi mi sento forte come una Mercedes Benz”. La dose di effetti visivi diventa massiccia con Hold Me Thrill Me Kiss Me Kill Me (già soundtrack di Batman Forever) e poi si arriva a One, introdotta da una clip video in cui assistiamo a un emozionante discorso del vescovo sudafricano Desmond Tutu. E se l’esecuzione di quel brano è accompagnato dalla folla con tanto di accendini in mano, quando arriva il momento di With or Without You, la gente tira fuori il telefono per chiamare i propri cari e condividerla con loro. Moment of Surrender – dedicata alle vittime della Love Parade a Duisburg – chiude il concerto.
Che ora è dunque nel mondo? Quella di arrendersi come suggerisce la track, arrendersi all’anima, al risveglio della coscienza e al ritmo del sì. Gli U2 fanno un ultimo giro sulla loro nave spaziale e salutano. Il pubblico non smette di acclamarli: alla fine non ci si ritrova sudati per aver saltato tutto il tempo, ma piuttosto avvolti da una strana sensazione di completezza, perché il legame che la band crea con il pubblico rimane vivo.





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