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  • L’apprendista stregone: la magia nera del cinema
di Alessandro De Simone


Tra l’ennesimo parrucchino di Cage e un’agghiacciante Monica Bellucci, sfila un film inutile e vacuo

Nicolas Cage e il suo ennesimo parrucchino ne L'apprendista stregone

Jay Baruchel è un giovane attore di talento e lo ha ampiamente dimostrato nella splendida performance vocale di Dragon Trainer, dove riesce, con il solo uso delle corde vocali, a dare al protagonista dell’ottimo lungometraggio animato della Dreamworks Animation un corpo e un’anima.
Il ragazzo meriterebbe quindi delle occasioni migliori di questo bislacco L’apprendista stregone, tentativo della Disney e di Jerry Bruckheimer di creare un nuovo franchise tratto da un classico della casa di Topolino di cui il sorcio era protagonista, a uso e consumo soprattutto della pensione di Nicolas Cage e dei suoi innumerevoli parrucchini. Del leggendario episodio di Fantasia che vedeva Mickey Mouse nei panni di un aiuto mago pasticcione e scansafatiche resta ovviamente ben poco: una sequenza di pochi minuti che effettivamente qualche brivido cinefilo lo strappa. Tutto il resto di questo guazzabuglio diretto da Jon Turteltaub, regista mediocre entrato nelle grazie di Bruckheimer grazie ai due film della serie National Treasure, è auspicabile dimenticarlo.
Action ipertrofico con contaminazioni teen, L’apprendista stregone narra, ovviamente, l’eterna lotta tra il Bene e il Male, in questo caso incarnati dai due secolari stregoni Balthazar e Maxim, assistenti di Merlino rimasti imprigionati in un vaso e liberatisi nella New York dei giorni nostri, dove è risaputo tutto può accadere. Al centro del loro contendere una matrioska che permetterà a Maxim di riportare in vita la perfida fata Morgana e con lei fare del mondo un Inferno. Il giovane e imbranato David si trova suo malgrado al centro del contendere, ma ovviamente scoprirà di essere un ragazzo molto speciale.
Turteltaub non riesce purtroppo a ritrovare il ritmo che aveva fatto de Il mistero dei Templari uno dei migliori action degli ultimi anni, e soprattutto gestisce malissimo la romance giovanile tra Baruchel e la bella Teresa Palmer, annegata dagli effetti speciali e dai mille ammiccamenti di un Nicolas Cage a ogni film più gigione e svogliato. Un crescendo difficilmente sostenibile che arriva al suo apice con i pochi minuti sullo schermo di Monica Bellucci, vera ciliegina sulla torta di un film che, fortunatamente, è facilmente dimenticabile.





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