Un suggestivo percorso metaforico per indagare, in chiave esistenzialista, una particolare forma di autoritratto: il tiro fotografico

In molti Paesi europei, compresa l’Italia, nel periodo immediatamente successivo la Prima guerra mondiale cominciò a diffondersi, nei luna park e nelle fiere rionali, un’attrazione davvero curiosa: il tiro fotografico. Il procedimento era semplice: ogni qualvolta il giocatore colpiva il bersaglio, con il fucile ad aria compressa messo a disposizione, un meccanismo sensibile faceva scattare una rudimentale macchina fotografica ad esso collegato. In questo modo, invece del canonico pupazzetto, il “tiratore” riceveva una fotografia di sé stesso, colto nel pieno dell’azione. Quella fotografia restituiva tuttavia un’immagine che, se sottratta dal contesto ludico in cui era inserita, appariva paradossalmente feroce: un’individuo ritratto nell’atto di sparare contro sé stesso.
Un’immagine
sui generis, il cui valore altamente metaforico non è sfuggito a Clément Chéroux, il quale, partendo proprio da tale osservazione, ha creato, per questa edizione dei Rencontres d’Arles, un interessante percorso espositivo che, intitolato
Shoot! La photographie existentielle e inserito all’interno della sezione "Promenade argentique", propone una serie di interessanti ricerche “a doppio senso”.
Si tratta infatti di un percorso visivo sperimentale che, attraverso il contributo di numerosi artisti, tenta, da un lato, di ricostruire l’origine e l’evoluzione di questo particolare procedimento fotografico, dall’altro, di delineare il profilo formale di questa interessante forma di autorappresentazione, nonché delle motivazioni profonde che, ancora oggi, spingono alcuni a realizzarla. In mostra, oltre a un dispositivo originale per il tiro fotografico e a uno spazio riservato per provetti tiratori, una serie di ritratti storici realizzati, tanto a personaggi illustri quanto a semplici appasionati, da questo diabolico marchingegno. Concettualmente più complesse e articolate risultano invece le “riappropriazioni simboliche” condotte sul tema da alcuni artisti contemporanei, come Émilie Pitoiset, Jean-François Lecourt, Rudolf Steiner e Niki De Saint Phalle, i quali, attraverso una serie di manipolazioni e interventi visivi di varia natura, offrono un’interessante rilettura, in chiave contemporanea, di questa tipologia di immagine. Una finalità non dissimile da quella ricercata anche da Chrisitan Marclay e Oscar Bony, i quali, tuttavia, utilizzano alcuni espedienti più affini al linguaggio cinematografico per catturare maggiormente l’attenzione dell’osservatore, per stupirlo, coinvolgendolo a vari livelli.
Una lunga galleria di autoritratti molto differenti tra loro, dunque, ma in cui i protagonisti risultano sempre impegnati in un duello all’ultimo sangue con sé stessi. Un conflitto senza esclusione di colpi il cui risultato è sempre lo stesso: il suicidio “virtuale” del soggetto e la nascita “fisica” di un immagine. Simulazioni altamente significative, dunque, che molto ci dicono della personalità di chi le realizza e che, contemporaneamente, mettono a nudo la complessa simbologia che lega morte e fotografia,
Ars bellica e
Ars fotografica. Affinità che vanno ben oltre l’utilizzo di un vocabolario condiviso.
Shoot ! La photographie existentielle
Atelier de Maintenance
fino al 13 settembre
Realizzata in collaborazione con il Museum für Photographie, Braunschweig, Germania, dove sarà allestita dal 7 ottobre al 14 novembre 2010.
info@rencontres-arles.com
www.rencontres-arles.com
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