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  • SI Fest 2010 - Savignano Immagini Festival. Intervista a Paola Sobrero
di Daniele Federico


Una realtà di ampio respiro internazionale e forte legame al territorio, ma senza dimenticare il rapporto sincero col proprio pubblico

South (particolare). Photo: Mark Stainmetz


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La Direttrice dell’Istituto Cultura di Savignano, ha accompagnato Savignano Immagini fin dalla sua nascita. Oggi ci racconta un di un festival che ha conosciuto tante fasi diverse, ma che ha saputo sempre mantenere un filo diretto con il proprio passato.

Prima di tutto facciamo un po’ di chiarezza tra il SI Fest e Savignano Immagini. Qual è la differenza fra i due marchi?
Savignano Immagini è il contenitore più ampio. Sono diversi anni che diamo spazio alla fotografia nel nostro comune. Lo facciamo con continuità anche se con intensità diverse. Il SI Fest per noi rappresenta l’impegno collettivo, che sfocia appunto nel festival. Iniziammo quasi vent’anni fa con una prima collaborazione tra i nostri servizi culturali e il circolo fotografico locale che ha sempre avuto una certa grinta: persone attive che nel tempo si sono anche affermate professionalmente. Credo che la nostra forza sia stata la continuità a fronte di risorse non sempre adeguate. Ci sono stati periodi in cui il festival ha avuto più forza e visibilità, come periodi in cui le attività durante l’anno e al di fuori del festival sono cresciute enormemente. Ad esempio le collaborazioni e i lavori da noi prodotti fatti insieme a fotografi di rilievo internazionale. Molti progetti sono stati pensati con l’attenzione al territorio e la comunità, insieme all’università di Bologna da vari anni. Altri partner sono stati le agenzie fotografiche e le istituzioni culturali come la nostra. Ma, alla fine, l’attenzione va sempre alla città: in questi quasi vent’anni abbiamo raccolto un patrimonio di cui probabilmente neppure noi stessi ci rendiamo conto. Un archivio notevole.

Down by the water. Photo: Silvia Camporesi

Quest’anno il festival non ha un direttore artistico, bensì un Comitato organizzativo. Come siete giunti a questa soluzione?
In realtà noi, come festival, siamo stati un po’ i primi, con le letture dei portfolio a costruire un rapporto stretto tra fotografi e pubblico. In passato una manifestazione come Portfolio in Piazza era molto meno diffusa. Nel tempo abbiamo conservato un aspetto di vicinanza al pubblico, amatoriale in senso buono. Se pensiamo al panorama italiano, abbiamo festival come quello di Roma, molto più recente e Reggio Emilia sulla fotografia europea. Per il resto non credo che ci siano altri esempi particolarmente rilevanti e nello stesso tempo longevi come è il SI Fest. Qualche anno fa siamo riusciti a uscire dai confini locali e a far conoscere la manifestazione su un piano internazionale. Lo abbiamo reso possibile grazie alle edizioni curate da Franco Colombo, Mario Cresci, Denis Curti e Laura Serani. Oggi abbiamo scelto di riprendere, noi che ci lavoriamo da sempre, la direzione totale del festival. Ci siamo resi conto, che avevamo maturato delle collaborazioni e una maturità tali da non dover ricorrere a un’altra personalità che in ogni caso determina un proprio sguardo.

The Roma Journeys. Photo: Joakim Eskildsen

Sempre riprendendo alla presenza di un Comitato organizzativo, anziché un Direttore. Come sono state effettuate le scelte curatoriali e il tema di quest’anno?
Sicuramente hanno influito nelle scelte quella serie di collaborazioni e conoscenze da noi cementate negli anni. Un’influenza determinante, poi, l’hanno avuta i nostri colleghi dell’università che hanno deciso di concentrarsi sulla fotografia giovane ma con uno sguardo internazionale. Abbiamo avuto le edizioni del 2007 e del 2008, in cui scegliendo la direzione artistica di Laura Serani abbiamo voluto allargarci al panorama internazionale. E poi non bisogna nascondere che nel far fronte a una situazione economica e di risorse umane considerevolmente più carenti, abbiamo fatto di necessità virtù. Fino a due anni fa ci potevamo permettere di fare delle scelte anche più costose. Per fortuna la nostra storia ci ha reso abbastanza conosciuti e riconosciuti da una platea internazionale così da poter mantenere un alto standard curatoriale e muoverci con le nostre gambe. Certo le difficoltà ci sono e c’è chi decide di partecipare con noi anche in modo quasi gratuito.

Global Photography #2

Quindi la selezione degli allestimenti è stata collegiale o ci sono alcuni fra il Comitato che hanno dato un’impronta più determinante a questo festival?
Il fatto che nel Comitato ci siano dei docenti universitari con un rapporto costante con la fotografia e uno sguardo molto ampio ha fatto sì che fossero loro a occuparsi delle proposte principali. Abbiamo fotografi da tutto il mondo. Siamo certi di portare un’ulteriore conoscenza, cose non viste e che aiutano a riflettere, a stimolare nuove idee. Chi viene al nostro festival deve poter cogliere qualcosa di utile. È il solo modo che conosciamo per crescere forti.

Sappiamo dei tagli economici alla cultura. Sembra di raccontarci la stessa storia ogni anno ma stavolta la situazione si è fatta parecchio più complessa. Come è stato strutturato il budget rispetto agli anni passati?
Abbiamo sempre avuto una partecipazione molto consistente del Comune fin dalla primissime edizioni. La cosa positiva è che nell’avvicendarsi delle varie amministrazioni politiche la città ha sempre creduto in questa manifestazione. E non sto parlando soltanto del ritorno d’immagine dato al Comune di Savignano, ma anche nel ruolo di ricerca e intervento sul territorio che la fotografia è in grado di dare. Purtroppo a questo punto mi sembra che una collaborazione a livello istituzionale sia praticamente indispensabile dal momento in cui viviamo questo territorio che è la Romagna con una suo statuto. Non solo, da noi ogni comune vuole fare da solo, non siamo mai riusciti ad avere un momento unitario, cosa che avviene altrove. È vero che siamo andati avanti con gli aiuti della provincia e della regione, ma sostanzialmente è il Comune di Savignano che in prima istanza ci ha sempre appoggiato. Altra cosa degli ultimi anni, e in ritardo rispetto a regioni come Piemonte, Lombardia o Veneto: le imprese stanno sviluppando una sensibilità verso la cultura e non solo dei grossi eventi. I Comuni non possono più affrontare da soli questo aggravio. Fatto inedito: quest’anno l’apporto dei privati è nettamente superiore a quello del pubblico. Direi che questo è fondamentale nel cambiamento in corso. Il legame tra pubblico e privato di Savignano Immagini si fa ancora più stretto se consideriamo che l’organizzazione del SI Fest è sempre stata pubblica. Forse il fatto che quest’anno abbiamo toccato con mano come questi rapporti siano completamente cambiati ci sta portando a modificare le nostre scelte.

SI Fest - Savignano Immagini Festival 2010
ABITARE MONDI/LIVING WORLDS
diciannovesima edizione
10.11.12 settembre

Savignano sul Rubicone [FC]
www.savignanoimmagini.it
info@savignanoimmagini.it


















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