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  • Showtime: Shanghai Glee
di Alessandro De Simone


Stanley Kwan racconta la Cina d’oggi attraverso l’evoluzione dell’arte teatrale. Un musical teen sociopolitico di gran classe

Showtime

Stanley Kwan è uno dei grandi maestri del cinema orientale, purtroppo uno di quelli meno conosciuti dal grande pubblico, molto di più da chi frequenta festival o negozi on line specializzati in cinema asiatici. Meraviglioso artista del melò, Kwan è anche un attento osservatore della realtà che lo circonda e questo Showtime ne è una lampante dimostrazione
Grazie a un incantesimo, sotterfugio narrativo cinematografico splendidamente sfruttato, sei componenti di una compagnia di teatro tradizionale cinese viaggiano nel tempo e dal 1936 arrivano nella Shanghai del 2009, per capire come sarà la Cina del futuro e quale sarà il destino della loro arte. I sei, acrobati, ballerini, musicisti e cantanti, troveranno dodici discepoli aspiranti ballerini e attori, a cui insegneranno il loro sapere per allestire uno show che permetterà loro di concludere la loro missione e tornare al tempo a cui appartengono.
Yong Xin Tiao, questo il titolo originale, è una riflessione raffinata sull’evoluzione della Cina, dall’epoca immediatamente precedente alla Rivoluzione Culturale di Mao ai giorni nostri, in cui la repubblica popolare è ormai una potenza mondiale proiettata verso un’ottica capitalistica. Kwan costruisce però un’opera giocosa e allo stesso tempo didattica, usando le regole del musical e del teen movie per raccontare ai giovani cinesi le loro radici e allo stesso tempo impreziosendo le massicce dosi di cultura occidentale di cui sono bombardati gli adolescenti con i raffinati elementi della rappresentazione classica. Ne viene fuori una sorta di reality in salsa Glee, visivamente moderno ed estremamente efficace, con momenti di grande emozione e numeri musicali di buon livello.
Un’operazione non facile, ma per molti versi necessaria, non solo per il pubblico giovane cinese, ma anche per noi occidentali che continuiamo a pensare che la Cina è un posto lontano lontano, mentre invece è più vicino di quanto pensiamo.






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