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  • Machete: l’azione ai tempi del Tex-Mex
di Pierpaolo Festa


Rodriguez realizza la versione fin troppo estesa del trailer di Grindhouse. Intrattenimento no-brainer affidato a un iconico Danny Trejo e a una serie di seducenti tough girls

Machete

In un momento cinematografico in cui registi come Sly Stallone hanno riproposto l’old fashioned action e i veterani dell’A-Team sono stati rimessi a nuovo per il grande schermo, Robert Rodriguez tenta il passo più lungo, saltando gli anni Ottanta e focalizzandosi sulla blaxploitation dei Seventies. Il suo Machete incarna i duri del passato, aprendo la strada alla "mexploitation": una volta che gli eroi dei b-movies hanno esaurito le pallottole, tocca al messicano tutto d’un pezzo trasformarsi in icona grazie alla sua infinita serie di coltelli affilati.
Rodriguez realizza un revenge movie facendo ancora una volta un ottimo uso di un budget ridotto con il quale è in grado di orchestrare spettacolari sequenze d’azione, filtrate attraverso un tono parodistico liberatorio ed entusiasmante. Prologo e resa dei conti finale sono messi in scena con una velocità di intrattenimento che raggiunge i cento all’ora nel giro di pochi secondi, scatenando un puro piacere no–brainer grazie a un mix di esplosioni e sbudellamenti che vengono perpetrati anche dalle tough girls tanto amate dal regista (ci sono perfino le gemelle sexy di Planet Terror in versione fetish nurse, e Lindsay Lohan, suora armata di Magnum 44).
Tutto funziona a dovere finché sullo schermo rimaniamo travolti da una tempesta di sangue, quando però Rodriguez cerca la satira concentrandosi sul tema degli immigrati clandestini messicani presi di mira da disgustosi politici repubblicani, impersonati da attori del calibro di De Niro (ormai senza alcuna selettività), la spensieratezza del film svanisce e a farne le spese è il ritmo. Il risultato è una versione fin troppo estesa di quel gioiello di trailer che forse era la cosa migliore dei due film di Grindhouse.
Standing ovation, invece, per Danny Trejo che finalmente ha il suo primo ruolo da protagonista assoluto a cui vengono servite delle one-liners degne dello Schwarzenegger d’annata. Il suo Machete è il primo eroe dello schermo che si gode la sua vendetta mangiando tacos e mostrando il suo cuore e i suoi muscoli a tutte (proprio tutte) le donne che incrociano il suo cammino. Medaglia d'argento a Steven Seagal, che nei panni del cattivo non si è mai divertito così tanto. La sua è una performance libera molto lontana dai personaggi legnosi che ha portato sullo schermo negli anni Ottanta.





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