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  • La Passione: Silvio Orlando, l’uomo dei miracoli
di Pierpaolo Festa


Mazzacurati si affida alla sua famiglia di attori per mettere in scena una pellicola agrodolce, basata su uno script che gira a vuoto

Corrado Guzzanti in La passione, di Carlo Mazzacurati

Quanto è faticoso guadagnarsi una seconda occasione? Non è una semplice questione di buona volontà ma, nel nostro Paese più che mai, si tratta di avere a che fare con gente per la quale la parola serietà è decisamente fuori dalla loro portata. Se poi di mezzo ci si mette anche il divino che scatena una serie di circostanze avverse e se si affida a Silvio Orlando il ruolo del protagonista la cui nevrosi è molto vicina ai personaggi di Woody Allen, allora la formula per la commedia brillante è pronta. Ma questa storia di un artista a cui viene offerta la possibilità di tornare al lavoro è un’opera riuscita a metà. Il regista punta tutto su un meccanismo ben oliato (ridere laddove si dovrebbe piangere) e avvolge il suo copione dentro una confezione cinematografica solida, girando in esterni e ambientando la storia in un affascinante villaggio della Toscana, illuminato da una fotografia raffinata.
Allo stesso tempo Mazzacurati raduna i volti che ormai compongono la sua famiglia cinematografica, perché La passione è soprattutto un film di attori, a partire da un protagonista ormai impeccabile nel dare vita a personaggi tragicomici che si fanno volere bene. E se si rimane sorpresi dal Cristo interpretato da Corrado Guzzanti (mai stato così misurato ma sempre esilarante), il cuore del film è rappresentato da Giuseppe Battiston, interprete che mette tutta la sua tenerezza a servizio di un personaggio che è l’angelo custode del protagonista.
Il ritmo della commedia va avanti tra battute e situazioni che arrivano quasi sempre con tempi molto precisi, ma che non brillano per originalità. Si riflette sulla situazione cinematografica attuale, un mondo in cui le pecore non ci sono più e i lupi sono pronti a farsi la pelle a vicenda. Ma è proprio la sceneggiatura a essere sterile, perché questa storia di caduta e resurrezione artistica non ha un punto di arrivo preciso. Sono troppe le tematiche con cui il regista carica il film, ma sono tutte accennate in superficie. E la catarsi del protagonista, raggiunta dopo un’escalation di caos in cui tutto nella sua rappresentazione della Passione di Cristo continua ad andare storto, non colpisce nel segno. Il regista non osa, né prova a essere più cattivo, preferendo rimanere al sicuro e volare basso.





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