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  • Conversazione con Piergiorgio Gay
di Federica Aliano


Abbiamo chiacchierato volentieri con Piergiorgio Gay, regista del film Niente Paura - Come siamo, come eravamo e le canzoni di Ligabue. Una piacevole scoperta che non dà lezioni, ma propone spunti

Il regista Piergiorgio Gay insieme a Luciano Ligabue

Il nuovo film di Piergiorgio Gay, Niente paura - Come siamo, come eravamo e le canzoni di Ligabue è proprio come una canzone del ruvido rocker di Correggio. Imperfetto e sincero, piena di spunti genuini che servono a farsi domande e non pretendono di dare risposte, sicuramente emozionante in più punti. Viene rappresentata l'Italia popolare, apparentemente divisa e senza identità, pronta a unirsi in nome di qualcosa che non sa più bene cosa è. E allora questo qualcosa va cercato, tornando alla fonte, a ciò che ci ha dato l'identità: la Costituzione della Repubblica Italiana. Schietto e denso, discontinuo e lineare insieme, il film di Gay è tutto questo. Ne abbiamo parlato durante una piacevolissima conversazione telefonica con il regista, che sarebbe potuta durare per giorni interi. Perché forse il problema è solo che oggi abbiamo paura di parlare con la gente...

Come mai proprio le canzoni di Luciano Ligabue?
Con Cerri abbiamo constatato che questa è la chiusura di un progetto di tre anni. La prima idea è stata raccontarci attraverso la musica, partendo dalla constatazione che solo la musica e lo sport ormai riescono a mettere insieme le persone in maniera gioiosa. Ovvio che ci volevano le canzoni di un musicista in cui molte persone potessero ritrovare e trovare brandelli della propria vita, per legare la storia personale con la macrostoria sociale. Liga ci sembrava quello giusto, insieme a Vasco sono gli unici che riempiono sempre uno stadio, anche se fanno dieci concerti di fila nella stessa città. Luciano poi ci dava già una serie di agganci per il nostro racconto, dato che ai concerti, mentre canta Non è tempo per noi proietta gli aritcoli della Costituzione e fa una galleria di personaggi ed eventi. Erano buoni spunti, oltretutto da parte di un musicista schiettamente schierato al livello sociale e civico, non politico, anche se lancia sempre tanti segnali di attenzione.

E lui come ha reagito quando lei le ha presentato il progetto?
Benissimo, ho mandato una email a lui e al suo manager, spiegando il progetto e le ragioni. Ho aggiunto in maniera scherzosa delle cose, come il fatto che anche io sono interista e che sono nato il 7/7, che amo i Rolling Stones... Due anni fa siamo andati al concerto del Liga all’arena... A lui piaceva molto il fatto di dare voce a tante persone che normalmente non ce l’hanno.

Mi sembra che il messaggio arrivi forte e chiaro: ci stanno togliendo la speranza e la voglia di cambiare, non dobbiamo farci annichilire perché, in fondo, siamo un gran bel popolo...
Non voleva essere un film che si piange troppo addosso, anche se viviamo momenti che non sono belli, ma di ricordare che la libertà è partecipazione, come cantava Gaber, non possiamo aspettare che le cose accadano. La seconda parte dell’articolo quattro della Costituzione dice che ognuno di noi ha il dovere di svolgere un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Che altro non è se non la frase di Kennedy, quando disse "Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, ma cosa tu puoi fare per il tuo paese"?

Il film fa riflettere, attraverso il recente passato dell’Italia, inevitabilmente anche sul presente. Eppure non viene mai nominato o mostrato il presidente Berlusconi...
In realtà non c’è nessun politico dei giorni nostri. C’è Pertini come simbolo, ma è stata una scelta voluta quella di non mostrare i politici odierni; è chiaro che poi il film esprime delle idee, ma non sventola nessuna bandiera. Non volevo che ci fossero fraintendimenti, non dovevamo essere noi a dire chi votare e perché.

Come ha scelto le persone che parlano, che raccontano le loro esperienze, che commentano gli accadimenti nel film?
Abbiamo avuto una bella collaborazione dal sito web Liga channel. Abbiamo pubblicato una lettera in cui spiegavamo quel che cercavamo, abbiamo ricevuto circa cinquecento email di risposta. Quindi abbiamo iniziato a scambiare corrispondenza e alcune lettere son diventate immagini. L’idea in generale è di rappresentare un’Italia che ci piace. Abbiamo fatto una sorta di elenco della spesa e dagli scambi di idee e tutti hanno accettato quasi subito.

Nel film a un certo punto si dice “Ma ve lo deve dire un cantante perché ve ne rendiate conto?”. Ecco, mi pare che non solo non ci sia nulla di male, ma che anzi molto spesso, anche storicamente, la musica si sia fatta veicolo di ideali e di valori...
Assolutamente. Però una volta la musica era considerata in maniera sin troppo idealista. Una canzone non cambia il mondo, ma può servire a raccontarlo, come dice De Gregori. Uno si aspetterebbe che la società politica ti dovrebbe dare una serie di valori, di principi; che arrivino da un cantante dà l’idea di una certa povertà culturale del nostro pease.

Ma anche la musica è cultura...
Assolutamente, ma è anche la dimostrazione della fame e della voglia, la fatica di trovarli quei principi.

Identità nazionale non razzista. Come intende lei questo concetto?
Riconoscersi in una cultura, mantenendosi sempre cittadini del mondo. Anche attraverso tutti i principi che vengono ribaditi, dovrebbero essere le basi di una convivenza. Per chi ha un approccio più laico alla vita civile, finisce sempre per vederla come una serie di diritti, ma evidentemne ci sono anche una serie di doveri.

Durante la lavorazione del film avrà sicuramente riflettuto ancora di più sulla Costituzione della Repubblica Italiana. Dunque c’è un articolo che le piacerebbe ribadire?
La seocnda parte dell'articolo quattro, come dicevo prima, ma poi anche io ho capito tante cose. Quando Rodotà spiega il primo articolo, devo dire che mi ha fatto capire molto di più cosa c'è chiuso dentro. Spesso diventa una sorta di nenia che ripetiamo, lui invece lo chiarisce.

Tornando a Ligabue, a un certo punto lui spiega come una canzone assuma significati diversi a seconda di chi la ascolta. Ecco, io non avrei mai fatto l’uso che lei ha fatto di certe canzoni del Liga e mi sembra proprio che lei abbia dato loro dei significati nuovi e personali...
Lo abbiamo fatto apposta, proprio per far capire che stiamo riempiendo di significati che sicuramente non erano stati previsti nel momento della scrittura. L’amore conta su Beppino Englaro è appunto una scelta di questo tipo. A Ligabue è piaciuto l’accostamento. È uno di quei momenti in cui tiri la canzone come un elastico, come facciamo tutti. Una vita da mediano, con le tante sfumature che può avere: l’arresto del boss mafioso a Caltanissetta, in fondo sono tanti mediani tutti quei poliziotti.

Ma anche sentirla gridare dalla tribuna dei ragazzi diversamente abili fa un certo effetto, le parole assumono una nuova accezione...
Quando fai delle riprese del genere, la gente non sta recitando, quindi non saprai bene cosa ti dirà e dove ti porterà. Quella dei ragazzi è stata una di queste sorprese, Mattia in quel momento che canta quelle parole diventa fortissimo.

E un film in questo senso non è come una canzone? Non è forse vero che anche in un film lo spettatore può vedere cose diverse da quelle che intendeva lo stesso regista?
La cosa bella di questo lavoro è che dai una serie di elementi, e poi ciascuno lo fa suo. Anche questo film è montato come se fosse una lunga canzone di un’ora e mezza, è poco razionale, segue un filone emotivo, passiamo da un argomento all’altro, prendendoci anche dei rischi. Non è una lezione di storia, non vuole esserlo, va seguito il filo emotivo.

Ma una canzone preferita di Ligabue ce l’ha?
Balliamo sul mondo, Libera nos a malo... Seguo il suo lato più rock.

I protagonisti del documentario affermano cose in cui credono, un po’ come faceva il personaggio di Stefano Accorsi in Radiofreccia. Lei in cosa crede?
Credo molto nell’onestà delle proprie idee, nel non barare. Ad esempio nei confronti di questo film, può piacere, non piacere, ma non credo che possa essere definito come un lavoro disonesto. Ho messo la mia onestà lì dentro, è una sorta di atto d’amore verso questo paese.





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