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di Stefania Biamonti


L'omaggio della città di Modena a un grande maestro della fotografia giapponese: Daido Moriyama

Durante la presentazione stampa della mostra Visioni del mondo. Da destra: Daido Moriyama, Filippo Maggia, l'interprete. Photo: © 2010, Stefania Biamonti

Difficile riuscire a descrivere in maniera appropriata le fotografie di Daido Moriyama; ancora più difficile cercare di spiegare cosa si prova di fronte ad esse. Per questo, visitare la grande mostra allestita dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena presso gli spazi dell'Ex Ospedale Sant'Agostino, può essere per alcuni un'esperienza piuttosto insolita. Entri, e ti trovi improvvisamente faccia a faccia con una serie di immagini in bianconero da cui, a primo impatto, puoi sentirti respinto. Ti sembrano solo un caotico insieme di frettolose istantanee dai contrasti esasperati, e cominci a pensare di aver sbagliato mostra, o di essere sprovvisto degli strumenti necessari per capirle. Poi, immagine dopo immagine, le cose cambiano: cominci a sentirti in armonia (o in lucida disarmonia) con loro. Possono continuare a non piacerti, ma non ti senti più inadeguato e, probabilmente, continueranno a ronzarti in testa per giorni. Cosa è successo?
Spesso mosse, eccessivamente sgranate e all'apparenza mal composte, queste fotografie spingono infatti al limite i confini del linguaggio fotografico più tradizionale, obbligandoti a fare costantemente un passo indietro, inclinare la testa, e chiederti dentro di te cosa diavolo stai guardando. Volti, poster, frammenti di paesaggi urbani e di situazioni di per sé banalissime si susseguono infatti con un ritmo serrato, offrendoti però punti di vista ora talmente ravvicinati, ora talmente confusi, da “disturbare” lo sguardo, rendendoti a volte complicata perfino una contestualizzazione di “primo livello”. Ciò ti costringe a ridefinire continuamente i parametri della tua lettura, finché ti accorgi che è quello che cerchi ad essere sbagliato. Non è il “cosa” o il “come” la cosa fondamentale da cui partire, bensì il “perché”.

Daido Moriyama, Shonan, 1967. Fotografia b/n. Courtesy l’artista

Scopri così che dietro quelle “esposizioni sbagliate”, e quelle “prospettive bizzarre”, c'è molto di più. C'è una ricerca espressiva attenta e meticolosa; c'è un linguaggio fotografico raffinato maturato all'ombra di maestri del calibro di Shomei Tomatsu e Eikoh Hosoe; c'è la traccia di lunghe e continue peregrinazioni solitarie; c'è l'impronta di un uomo maturo, silenzioso e schivo, ma ancora capace di sorprendersi per ciò che lo circonda, e l'eco di un'animo ribelle, ma già intimamente libero.
Fotografare la città, e i suoi abitanti, diviene dunque per Moriyama un modo per indagare e riscoprire sé stesso. Qualunque sia la città, qualunque siano i suoi abitanti e le sue situazioni: perché è la realtà stessa ciò che stimola l'interesse dell'autore, e la sua risposta alle situazioni che lo coinvolgono ciò che egli punta a scoprire e a mostrare. Nella sua concezione di fotografia istantanea, infatti, ciò che conta è essere “partecipe del momento”, con la mente e con lo spirito, molto più che con la tecnica. Quello che ne risulta è così una fotografia concettuale, per certi versi “impressionista”, capace di trascendere il livello figurativo dell'immagine, di sondare i misteri del reale, e di aprire la strada a stratificati percorsi di senso. «Ciò che non desidero ritrarre non riesco proprio a fotografarlo. Immagini descrittive o didascaliche, ad esempio – ha dichiarato in una recente intervista rilasciata a Filippo Maggia, curatore dell'esposizione - Voglio fotografare ciò che anch'io non riesco bene a comprendere, quanto non riesco a spiegarmi: ciò che capisco posso tranquillamente tralasciarlo. Non ho intenzione di spiegare nulla con le mie foto. Chi le guarda è libero di interpretarle come vuole».
Per tutto questo, dietro ognuna delle 450 immagini parte di questa articolata retrospettiva, la più grande a lui mai dedicata, c'è la volontà di restituire non tanto un'immagine oggettiva del mondo, quanto una serie di “apparizioni mentali” nate dall'incontro con esso. Sono visioni intime e soggettive che, come veri e propri “haiku visivi”, possono svelarci, nel prelievo di un istante, tutta la complessità dell'animo umano.

Parte dell'allestimento della mostra Visioni del mondo. Photo: © 2010, Stefania Biamonti

Info:
Daido Moriyama. Visioni del mondo
A cura di Filippo Maggia
Ex ospedale Sant’Agostino, Largo Porta Sant’Agostino 228, 41121 Modena
Fino al 14 novembre
Orario: da martedì a domenica, ore 11,00-19,00; chiuso il lunedì.
Ingresso libero.
www.mostre.fondazione-crmo.it








Commenti (1)

  • Dr Dre Headphones ha scritto:
    2012-05-03 11:15:57

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