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  • Angelo Infanti: lo senti come appoggia bene?
di Alessandro De Simone


Ci lascia uno dei più grandi caratteristi italiani, reso immortale da Carlo Verdone in Borotalco

Manuel Fantoni

“Un giorno me ne uscii da casa, andai a Genova e mi imbarcaii su un cargo battente bandiera liberiana”. Una delle battute più straordinarie del cinema italiano, che non avrebbe avuto lo stesso sapore se non l’avesse recitata Angelo Infanti, un bellissimo con dalla sua anche un gran talento. Il Manuel Fantoni da lui interpretato in Borotalco di Carlo Verdone è un personaggio entrato nell’immaginario collettivo del nostro paese, ma sarebbe ingiusto ridurre la carriera di quest’attore a un solo ruolo, per quanto eccezionale.
Nato a Zagarolo nel 1939, Infanti entra nel mondo del cinema all’inizio degli anni Sessanta e nella seconda metà del decennio cominciano ad arrivare i primi ruoli di un certo rilievo, soprattutto in spaghetti western e film sentimentali, ma è all’inizio degli anni Settanta che l’attore viene scoperto anche dal grande cinema. Prima Luigi Zampa lo sceglie per una parte importante in Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata, poi l’anno dopo, nel 1972, si accorge di lui il cinema internazionale. Terence Young, infatti, gli fa vestire i panni di Lucky Luciano in Carteggio Valachi e poi Francis Ford Coppola gli riserva un ruolo chiave ne Il padrino, ovvero il picciotto Fabrizio, che si macchia dell’omicidio della prima moglie di Michael Corleone, Apollonia. Un exploit notevole, che nella versione televisiva della saga ha oltretutto un’importante appendice, ma che purtroppo non gli porta fortuna, visto che i dieci anni successivi, pur lavorando con regolarità, non gli riservano parti interessanti.
Sarà Carlo Verdone a riscoprirlo, nel 1981, regalandogli il personaggio del misterioso playboy col Maggiolone che porta via Magda dalla morsa di Furio in Bianco, Rosso e Verdone. L’anno successivo è la volta di In viaggio con papà e soprattutto di Borotalco dove, sempre con Verdone, crea l’icona Manuel Fantoni, il cialtrone romano dal fascino irresistibile che racchiude in sé il meglio di trent’anni di commedia all’italiana. Manuel Fantoni è la sintesi perfetta dell’italiano, di ciò che e che vorrebbe essere e Infanti lo rende immortale in cinque minuti.
Grazie a Borotalco, Infanti diventa uno dei caratteristi più richiesti del nostro cinema, anche per registi di altissimo spessore, come Marco Ferreri, che lo sceglie per Storia di Piera, Luciano Salce per Vediamoci chiaro, Damiano Damiani per L’inchiesta. Anche il cinema internazionale non si dimentica di lui, soprattutto quello francese, lo ricordiamo soprattutto nel 2002 in un bel ruolo in Nido di vespe di Florent Emilio Siri, e proprio di quest’anno è quello del giocatore di scacchi in Letters to Juliet.
Negli ultimi anni era stato molto impegnato anche sul piccolo schermo, mentre al cinema lo ricordiamo in un piccolo ruolo in Ex di Fausto Brizzi e nella bella parte del padre di Caterina Murino ne Il seme della discordia di Pappi Corsicato.
Addio, Angelo Infanti, ci mancherai.







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