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23 maggio 2012  



  • Letture - Libri - Articoli
  • I dieci passi – Piccolo breviario sulla legalità
di Adriano Ercolani


“La prima mafia da combattere è quella che sta dentro di noi”, Rita Atria

I dieci passi

Per spiegare cosa sia esattamente I dieci passi – Piccolo breviario sulla legalità, edito da add Editore e disponibile dal 28 settembre, bisogna partire dai suoi autori, una coppia assortita in maniera quantomeno bizzarra: il giornalista sportivo Flavio Tranquillo, la “voce” storica di Sky e del basket italiano, e Mario Conte, Giudice dell’udienza preliminare presso il tribunale di Palermo.
Cosa lega questi due uomini apparentemente così lontani tra loro? Prima di tutto, il comune senso civico. È questo elemento infatti che li ha portati a realizzare questo semplice breviario su cosa significhino oggi in Italia vocaboli di importanza capitale come legalità o dovere, oppure altri maggiormente problematici come soldi o mafia. La cover di I dieci passi – Piccolo breviario sulla legalità, di Mario ConteScritto sotto forma di intervista del primo all’altro, I dieci passi racconta in maniera discorsiva e assolutamente coinvolgente i quindici anni di carriera di Conte, pescando a piene mani dal più famoso processo, il cosiddetto “Addiopizzo quater”, che ha sostenuto in quest’arco di tempo. Fin dalle prime pagine però si capisce subito che lo scritto non si pone come obiettivo principale quello di illustrare in maniera asettica e nozionistica cosa sia la lotta antimafia, quanto piuttosto coinvolgere il lettore in un discorso di appropriazione e strutturazione di concetti-base per la crescita sia individuale che collettiva dei cittadini: “Il contrasto alla mafia può essere realizzato efficacemente soltanto a condizione che accanto alla repressione giudiziaria vi sia la collaborazione della cosiddetta società civile in tutte le sue componenti.” Scrive il Procuratore della Repubblica di Caltanissetta Sergio Lari nella prefazione, sintetizzando alla perfezione l’intento di Tranquillo e Conte.
Presentato alla Feltrinelli di Roma dai due autori insieme al giudice Alfonso Sabella (un tempo sostituto procuratore del pool antimafia di Palermo) davanti ad un pubblico composto in buona parte da ragazzi, I dieci passi è stato accolto con notevole interesse, sviluppando un dibattito che è proficuamente andato ben oltre i confini dell’opera stessa. Tra racconti di vita vissuta nella lotta costante e quotidiana contro il crimine organizzato, e spiegazioni più precise su cosa implichi il lavoro di giudice, i partecipanti all’evento hanno messo più volte in risalto un punto cruciale del discorso: la responsabilità del cittadino nell’agire dentro i confini specifici della legalità come primo ostacolo da contrapporre al proliferare dell’ideologia mafiosa. E questo riporta allo spirito del libro, ed alla lucidità con qui viene esplicitato dai due scrittori. I dieci passi non è un pamphlet che cerca di irretire il lettore con una trama artificiosa o di spaventarlo con l’episodio sensazionalistico. Lo spirito del libro è più sobrio, quasi compassato, oseremmo dire sereno: si vuole semplicemente provare a far capire a chi lo leggerà che agire con coscienza civica è partecipare attivamente e positivamente alla battaglia contro il crimine.

(Foto di Adriano Ercolani begin_of_the_skype_highlighting     end_of_the_skype_highlighting)






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