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23 maggio 2012  



  • Letture - Libri - Recensioni
  • Il libro di Renfield
di Andrea Grieco


Il tempo non scalfisce l'eredità letteraria di Bram Stoker. Tim Lucas riscopre il fascino del servo di Dracula

Il libro di Renfield di Tim Lucas

Difficile sapere con certezza se Bram Stoker, nel momento in cui diede alle stampe il suo Dracula, fosse cosciente dell'oscuro e indelebile segno che avrebbe impresso all'universo orrorifico e fantastico tout court. Certo è che, indipendentemente dalle radici antropologiche e dalle querelle filologiche in merito alla paternità letteraria dei vampiri, sia più di ogni altra opera l'aurea che si irradia dal romanzo dello scrittore irlandese ad alimentare, contaminandola, l'odierna speculazione immaginifica e affabulatoria sui succhiasangue.
Il Dracula di Stocker è un vero e proprio Sole nero, il cui sistema gravitazionale va arricchendosi di un nuovo astro grazie a Tim Lucas e al suo “deuterocanonico” Libro di Renfield.
La copertina de Il libro di Renfield di Tim Lucas, edito dalla Gorgoyle BookFamoso soprattutto per essere il responsabile della rivista Video Watchdog, imprescindibile punto di riferimento per tutti gli amanti delle più bizzarre e reiette manifestazioni cinematografiche, Lucas si rivela, più che nel precedente Throat Sprockets, narratore di razza oltre che acuto e appassionato cultore dell'orrore: mania che gli consente di padroneggiare i topoi del genere senza per forza scadere nella maniera o nella gratuità, e di non restarne schiavo riproducendo sbiadite ombre di caratteri stereotipati e schemi anchilosati.
Sorta di spin-off letterario, Il libro di Renfield, invece, ha il pregio di mantenere pienamente quanto promesso dal titolo, approfondendo uno dei personaggi più affascinanti e ambigui, ma anche meno definiti e sviluppati del Dracula stockeriano; cosa che manderà in solluchero quanti abbiano fantasticato sulle origini e le ragioni dell'aberrante comportamento del servo del mostruoso Conte di Transilvania, nonché gli avidi di sconcertanti momenti ematici. Al contempo, Lucas, che del capolavoro ottocentesco mutua finanche l'impianto formale, dipana la trama attraverso la riproduzione di lettere, pagine di diari e confessioni dei vari personaggi; riesce a proiettare nel novero del bildungsroman l'inclinazione gotica e terrifica della storia di Renfield.
Una commistione che dà come risultato un romanzo insieme atmosferico e dinamico, solido e ad effetto, che costruisce e dispiega con dovizia psicologica per poi azzannare alla giugulare, con la paura e l'orrore che trovano spazio e consistenza nella spirale di mutazioni che si innescano nell'animo e nella disposizione dei personaggi.
Tanto Rienfield quanto il direttore del manicomio presso il quale viene ricoverato, il dottor John Seward, sono espressioni di quel labile equilibrio di tensioni che sostanzia tutti gli individuo, sempre in procinto di essere attratti e risucchiati dal male, proprio come gli insetti lo sono dalla luce elettrica e dalle fauci del folle paziente di Carfax.







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