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  • Chi ha paura di Elizabeth Taylor?
di Alessandro De Simone


Ci ha lasciati una delle donne più belle della storia del cinema. E con più talento

Elizabeth Taylor

Come sempre, è facile dire meraviglie di chi non c’è più. E di Elizabeth Taylor si può speculare sul fatto che da molti anni aveva di fatto lasciato il cinema, preoccupandosi più di collezionare matrimoni e cause benefiche su cui gettarsi a capofitto, di aiutare il suo amico Michael Jackson a difendersi da tutto il mondo che gli voleva male e soprattutto a badare alla sua schiena che l’aveva da tempo costretta su di una sedia a rotelle, conseguenza di una caduta da cavallo in giovanissima età che l’ha fatta soffrire per tutta la vita.
Se n’è andata a settantanove anni Elizabeth Rosemond Taylor, figlia di mercanti d’arte, nata aristocraticamente in Inghilterra, ma americana del sud, destinata a essere speciale sin dalla nascita grazie a quegli occhi viola che l’hanno resa celebre, insieme naturalmente al suo talento.
Attrice bambina, come Shirley Temple e Judy Garland di cui raccoglie di fatto l’eredità, la Taylor non è però un piccolo mostro di bravura canterino e danzerino, ma un’attrice subito indirizzata verso la recitazione drammatica, come dimostra nel suo primo film da protagonista, il classico Torna a casa, Lassie, dove a undici anni dimostra di essere già una professionista a tutto tondo, come confermerà poi l’anno successivo in Gran Premio. La MGM ovviamente si frega le mani e la mette sotto contratto, facendole girare nei dieci anni successivi un film dietro l’altro, tra cui classici come Piccole donne e Il padre della sposa, Un posto al sole e Lord Brummell. Gli anni Cinquanta sono il decennio che fanno di Elizabeth Taylor un’icona di bellezza e contrapposta all’esplosività di Marylin Monroe, la sensualità della Taylor risulta quasi algida e proprio per questo ancora più erotica, come dimostra nella magnifica interpretazione che offre ne La gatta sul tetto che scotta, primo suo incontro con una trasposizione cinematografica da Tennessee Williams, a cui avrebbe fatto seguito il superlativo Improvvisamente l’estate scorsa di Joseph Mankiewitz.
Ma la stella di Liz era già diventata luminosa due anni prima, lavorando al fianco di James Dean ne Il gigante, e avrebbe avuto la consacrazione nel 1960 con l’Oscar vinto per Venere in visone.
Da quel momento in poi, le apparizioni cinematografiche della Taylor si diradano, a causa delle sue sempre precarie condizioni di salute e per la sua burrascosa vita privata, caratterizzata in quel periodo e per lungo tempo dal rapporto con Richard Burton, conosciuto sul set di Cleopatra e suo grande amore per molti anni.
Nel 1966, con Chi ha paura di Virginia Woolf?, Elizabeth Taylor vince il secondo premio Oscar che la consacra anche come una delle più grandi interpreti del cinema americano di sempre, con una performance immensa che dimostra quanto talento quest’attrice avesse a disposizione. Ma se si dovesse scegliere un ruolo, tra i tanti magnifici da lei sostenuti, forse lei stessa opterebbe per quello più invisibile: Maggie Simpson, a cui fa dire per la prima volta “papà”. Almeno avrebbe ancora tutta un’altra vita davanti.






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