Woody Allen torna ad atmosfere fantastiche ispirate e convincenti. Owen Wilson ottimo alter ego

Parigi, la città delle luci, fonte d’ispirazione per artisti di ogni tipo e l’americano Gil, sceneggiatore hollywoodiano pentito del suo contributo mainstream al mondo della celluloide, cerca nella capitale francese di dare un senso al suo primo romanzo. Accompagnato dalla fidanzata, ricca rampolla di una coppia di repubblicani, trova la scintilla grazie alla magia della notte che lo riporta indietro nel tempo a chiacchierare amabilmente con i protagonisti della bohemienne degli anni Venti. Tra un bicchiere con Scott Fitzgerald e signora e una surreale chiacchierata con Dalì, deciderà qual è il sentiero artistico e di vita da percorrere.
Woody Allen torna con
Midnight in Paris a un cinema sognante e fantastico che aveva già regalato al suo affezionato pubblico gioielli indimenticabili come
La rosa purpurea del Cairo,
Alice e
Ombre e nebbia. Anche in questo caso centra l’obiettivo e dopo i non pochi passaggi a vuoto o quasi degli ultimi anni il piacere di questa visione leggera e divertita, ma anche mai banale, si accresce. Allen ritrova equilibri narrativi e stilistici che sembravano ormai perduti, dimostrando che il talento è sempre quello dei tempi migliori, soprattutto nella scrittura, efficace come da tempo non accadeva nel suo cinema.
Attraverso le avventure del suo ennesimo alter ego, ottimamente interpretato da un Owen Wilson in gran forma, il vecchio Woody ritorna su temi che gli sono da sempre cari, dai misteri del processo creativo ai mille bivi che la vita ci offre e che quasi sempre decidiamo di non intraprendere, lasciando spesso una sensazione di incompiutezza esistenziale che influenza inevitabilmente il corso dell’esistenza stessa.
Allen si diverte e ci fa divertire, prendendo bonariamente in giro anche dei suoi idoli, come Bunuel ed Hemingway, aiutato come sempre da un cast eccellente, tra cui spiccano Michael Sheen e un eccezionale cameo di Adrien Brody. E trova anche una nuova musa, Marion Cotillard, che inquadra con una passione che non ricordavamo dai tempi di Diane Keaton.
Leaving New York is never easy, cantavano i R.E.M, ma evidentementemente questo girovagare continuo del cineasta della Grande Mela ha anche degli effetti positivi. Vedremo se anche Roma gli farà lo stesso per il suo prossimo film.
Commenti (5)
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