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23 maggio 2012  



  • Letture - Libri - Recensioni
  • Crazy Friend- Io e Philip K. Dick
di Andrea Grieco


Colloquio, incontro e impossibile connubio tra due penne estrose e visonarie

Crazy Friend- Io e Philip K. Dick di Jonathan Lethem

Un oggetto letterario non identificabile sarebbe la definizione più pertinente per Crazy Friend- Io e Philip K. Dick, il libro col quale Jonathan Lethem denuncia esplicitamente il suo infinito amore per l'autore di capolavori come La svastica sul sole e Ubik, nonché di tante psicotroniche pagine “alimentari” che hanno avuto il merito di accendere l'immaginazione di intere generazioni. Non lo si liquida semplicemente come raccolta di saggi e racconti Crazy friend, e neppure la definizione di compendio apologetico nei confronti del “visionario tra i ciarlatani” gli rende giustizia; e a dirla tutta, ed è lo stesso Lethem in veste di prefatore del suo libro ad ammetterlo, non si tratta neanche di uno dei suoi scritti migliori. Ma se proprio si vuol esser pignoli, neanche Dick è stato immune da cadute di stile, benché riuscisse ad infilare pagine destabilizzanti anche nella più bislacca delle sue opere. La cover di Crazy Friend- Io e Philip K. Dick di Jonathan Lethem, edito da Minimum FaxAllora verrebbe da chiedersi: perché leggere Crazy friend e non, magari, uno dei più rigorosi e dogmatici testi analitici del corpus dickiano già presenti in circolazione? Appunto perché tanto sono bacchettoni questi ultimi, tanto è “scrauso” e “pazzesco” questo susseguirsi di aneddoti, ricordi, racconti della prima ora buttati giù sulla scorta della suggestione sortita dagli scritti di Dick, considerazioni e interpretazioni dettate più dall'empatia che dallo scrupolo epistemologico.
Ciò che ne vien fuori, alla fine, è un libro decisamente divertente ed emozionante, piacevole alla lettura come ogni prova di Lethem, nonché corroborante, che cela, sotto un velo di una prosa scanzonata e colloquiale, un'acutezza che lascia di stucco. E non è forse questo connubio di sconsiderata affabulazione unita al guizzo riflessivo e geniale, una delle più intime qualità delle tante pagine scritte da Dick? D'altro canto, Lethem ha in comune con il suo “folle amico”, il dono non disprezzabile di risultare credibile, nonché godibilissimo, addensando le sue narrazioni di mutanti, telepati, androidi, situazioni paradossali ai confini della realtà. E questa non è proprio cosa da niente! Inoltre, pur essendo un sentito omaggio ad uno dei padri più illustri della moderna fantascienza, gli scritti raccolti in questo libro rappresentano per Lethem anche una sorta di spaccato autobigrafico; egli infatti, pur disquisendo di Dick, finisce, in maniera più o meno consapevole, per circoscrivere il proprio territorio espressivo. Una certa predisposizione all'autoemarginazone, il gusto per ciò che viene considerato normalmente inconveniente da parte della società e, ovviamente, l'impulso irresistibile della scrittura, sono sufficienti a creare una sorta di sovrapposizione/immedesimazione tra due irriducibili reietti. Una sorta di dialogo e confronto impossibile tra personaggi d'eccezione: uno è il mai conciliato autore visionario che, pur lasciando un segno indelebile nella storia di un genere e della letteratura in generale, avvertirà sempre come un'ingiustizia l'essere lasciato fuori dal circuito mainstream, e che ingurgita ogni tipo di sostanza chimica per far fronte ai ritmi e allo stress di una produzione che gli consenta di resistere alle ambasce quotidiane; l'altro è l'eterno l'adolescente nerd, lo studente di Berkeley un po' fricchettone che va in cerca di ammuffite copie di romanzi di sci-fi che anela a conoscere di persona l'autore di titoli imbarazzanti come Vulcano 3. Insomma, leggere Crazy friend è come viaggiare a bordo di un'astronave in balia dei campi gravitazionali esercitati da due raggianti stelle, il tutto mentre ci si destreggia in mezzo ad una tempesta di meteoriti. E tra una brusca virata e una manovra virtuosa c'è di che reggersi forte per non perdere l'equilibrio.






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