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23 maggio 2012  



  • Letture - Libri - Recensioni
  • Rock 'n' roll
di Andrea Grieco


La penna dietro a pellicole di molto interesse arriva in libreria per i tipi dell'Einaudi

La cover di Rock 'n' roll

Di primo acchito sembra difficile trovare l’anello di congiunzione tra opere così diverse, eppure eccezionali come il distopico Brazil di Terry Gilliam, il pluripremiato Impero del sole di Spielberg o l'appassionante Shakesperare in Love, ma ai cinefili più accorti non sfugge il fatto che le sceneggiature di queste pellicole portano la firma di Tom Stoppard, di certo tra i più validi ed apprezzati autori di teatro e della settima arte. Nonostante i formidabili esiti delle sue prove cinematografiche, tra cui non va dimenticata la regia di quel gioiello che è Rosencrantz e Guildenstern sono morti, è indubbio che siano lo spazio scenico e la scrittura drammaturgica gli ambiti in cui Stoppard soprattutto eccelle.
La cover di Rock 'n' roll di om Stoppard, edito da EinaudiUno stile contrassegnato da incredibile estro quello di Stoppard, tanto ispirato nella composizione dei tempi e modi della narrazione quanto rigoroso nell’uso della lingua e attento alle potenzialità insite nella macchina scenica, come conferma Rock ‘n’ roll il testo rappresentato con fortuna per la prima volta il 3 giungo 2006 al Royal Court Theatre di Londra.
La storia, pur se imperniata sulle vicende di Jan e Ferdinand, espressioni di quella gioventù che sul finire degli anni Sessanta ebbe l'ardire di sfidare il mondo, è in realtà congegnata da Stoppard come una sorta di saga familiare e corale, in cui ogni personaggio si fa portavoce di una sfaccettatura di quel coacervo ideologico che ha visto trasformare in mere illusioni le proprie speranze. Lungi, però, dal farne un pampleth a tema, Stoppard intesse un emozionante scontro generazionale, mettendo in gioco le incomprensioni e le (dis)illusioni di anime “sfolgoranti di bellezza”. A fare da sfondo, uno dei momenti più emblematici del “secolo breve”, quella cappa asfissiante del controllo esercitato dal regime socialista a danno di una Praga che propugnava un comunismo dal volto umano e che, invece, vide drasticamente reprimere gli slanci vitali di intere generazioni.
Spuntano inquietanti delatori e compromettenti dossier, Syd “crazy diamond” Barret si aggira sotto forma di divinità panica per le strade di Cambridge, si arrestano i membri della band eversiva dei Plastic People of the, e si stroncano le esistenze dei firmatari del documento Charta 77, stilato, tra gli altri, dal futuro presidente e drammaturgo Vaclav Havel. Gli eco di avvenimenti inquietanti vengono scanditi dai mitici brani che Jan e Ferdinand fanno esplodere dai lori giradischi: dalla psichedelica Astronomy Domine dei Pink Floyd alla spudorata e ironica I'm waiting for the man dei Velvet Underground, tutto mixato da Stoppard come fosse la soudtrack di un film amaro e disincantato. E proprio come se la storia si guardasse e ascoltasse sul grande schermo anziché essere letta, il drammaturgo immagina cambi di scena cinematografici, con suoni e luci che riproducono la retorica del montaggio filmico.
Gli spunti autobiografici, Stoppard è infatti di origine cecoslovacche e come lo Jan di Rock 'n' roll dovette scappare ancora bambino dalla sua terra natale per via dell'ascesa di Hitler per poi naturalizzarsi inglese, si fondono e condensano assieme alla catastrofica disfatta di un Paese, al disorientamento causato dalla perdita di ideali, benché siano i dialoghi serrati e le canzoni suggerite dalle didascalie a far erompere da questa splendida opera un anelito di vera poesia.






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