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  • Carnage: che la festa abbia inizio
di Alessandro De Simone


Roman Polanski coglie con intelligenza e crudeltà le mille ipocrisie della borghesia. Gran ritmo e attori superlativi

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È davvero un peccato dover sentir parlare di un grande autore del cinema mondiale come Roman Polanski più per le sue vicende giudiziare che per il suo talento. Una situazione in cui si trovò anni fa anche Woody Allen e che oggi pochi ricordano mentre il regista newyorkese gira Bop Decameron tra le strade di Roma. Due cineasti accomunati dalla loro appartenenza culturale e religiosa alla fede ebraica, elemento che ha significato moltissimo nelle rispettive filmografie. Ma se da una parte Allen ha dalla sua il lato sarcastico dell’essere un ebreo newyorkese, categoria protetta, Polanski ha sempre portato con sé i segni dell’Olocausto, senza mai però farne una giustificazione, al contrario puntando spietatamente il dito contro il suo stesso popolo, reo di avere favorito con la sua non-azione il folle piano di sterminio nazista.
Una tesi espressa mirabilmente ne Il pianista, film crudele e doloroso e non per le ragioni più evidenti, proprio come Carnage, vivisezione della coppia borghese in settantanove minuti in un salotto di Brooklin, che ha significati sottesi di notevole spessore.
Una lite tra ragazzini degenera e uno dei due ha la peggio, costringendo quindi i genitori a incontrarsi per appianare civilmente la questione. Da una parte una radical chic vorrei-ma-non-posso sposata con un mite uomo senza qualità, dall’altra una moglie repressa che si accompagna con un odioso avvocato di successo. Uomini contro donne, ricchezza contro invidia, cultura contro arroganza, tutto si mischia, si trasforma e si confonde, soprattutto degenera mentre il salotto borghese viene inondato di vomito e di alcool, portando questi quattro personaggi in cerca d’autore a un finale amaro e disperato.
Le Dieux du Carnage è il titolo della magnifica piéce di Yasmina Reza da cui Polanski ha tratto questo kammerspiele con scrittura e tempi perfetti, girato moltiplicando i piani grazie a un intelligente uso degli specchi, come il cinema classico insegna, e soprattutto sostenuto da quattro interpreti assolutamente straordinari. John C. Reilly e Jodie Foster si amalgamano bene nei panni della coppia offesa, borghese e wannabe, Kate Winslet e Christoph Waltz sono stratosferici all’altro angolo del ring, vincendo ai punti il match con largo margine.
Carnage è per molti versi un magnifico divertissement che Polanski usa come ulteriore tappa terapeutica nei confronti di una vita carnefice di cui è stato a lungo vittima, dall’infanzia a Bel Air fino alla Svizzera verde. Ora è arrivato il momento di fare i conti.





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