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  • Contagion: mondando i peccati del mondo
di Alessandro De Simone


Steven Soderbergh si cimenta in un virus movie militante solido e ben raccontato

Contagion

Scorrendo la filmografia di Steven Soderbergh sono due le cose che non gli si possono contestare: la grande versatilità e l’indubbia prolificità. Grande rielaboratore dei generi, il regista di Sesso, bugie e videotape non si è mai preoccupato di confrontarsi con la commedia piuttosto che con la fantascienza, passando con scioltezza da grandi produzioni al servizio degli studios a opere indipendenti ed estreme (basti pensare al recente e praticamente invisibile The Girlfriend Experience), sempre lasciando una propria personalissima impronta politica e sociale.
Un marchio di fabbrica che troviamo anche in Contagion, storia di una virulenta pandemia raccontata attraverso le vite di vari personaggi, dal capo dell’unità di crisi a medici e ricercatori senza macchia, passando per il blogger senza scrupoli e il marito della paziente Zero, causa del contagio su scala mondiale. Un film non facile che Soderbergh gestisce con sicurezza per equilibrio narrativo e ritmo, inserendo nel sottogenere un livello di realismo di grande efficacia.
A ben vedere, Contagion è una variazione sul tema di Traffic, di cui mantiene anche le riflessioni politiche e sociali, inserendovi però una serie di nuovi elementi, legati ovviamente ai tempi che corrono, trattati strizzando l’occhio alla cronaca recente (il blogger interpretato di Jude Law è un chiaro alter ego di Assange) e alla situazione politica internazionale.
Ottimo tutto il cast, che comprende in ordine sparso Laurence Fishburne, Matt Damon, Marion Cotillard, Kate Winslet e Gwyneth Paltrow, quest’ultima nell’ingrato ruolo dell’untrice fedifraga, particolare che non vuole essere però una facile condanna alla dubbia moralità dei tempi che corrono, ma più un sotterfugio narrativo necessario alla propagazione del virus in più focolai difficilmente controllabili e individuabili. Oltretutto, la lezione che si trae dal film è quella che già da decenni insegna Romero con la sua saga dei morti viventi: l’unico vero virus letale di questa terra è l’umanità stessa.





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