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  • Pivano Blues - Sulla strada di Nanda: grazie
di Alessandro De Simone


Teresa Marchesi racconta la vita di una donna combattiva e sognatrice che tanto ha dato alla nostra cultura e troppo poco in cambio ha ricevuto

Fernanda Pivano

Uno dei pochi ricordi che ho dell’infanzia è il comodino di mia madre. C’erano sempre due libri. Uno nella maggior parte delle volte era un romanzo rosa, Barbara Cartland o Liala. L’altro era sempre lo stesso. L’antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. L’ho visto sul quel comodino per tanti anni finché un giorno, avrò avuto undici anni, non mi venne la curiosità di aprirlo per scoprire cosa ci fosse scritto dentro. Iniziai a leggerlo e non smisi più.
Alcuni anni dopo, al liceo, scoprii Fabrizio De Andrè, e mi innamorai di tutto e in particolare di un disco, dagli accordi semplici, gli arrangiamenti maestosi e i testi che già ben conoscevo, anche se diversi, forse anche più belli. Si chiama ancora, quel disco, Non all’amore, non al denaro, né al cielo.
Negli anni dell’università, grazie a un signore di nome Alessandro Portelli, professore di letteratura anglo-americana, ho imparato a riconoscere la grandezza di Fitzgerald, Hemingway, della poesia beat e di tanti altri eccezionali narratori del Novecento americano.
Dopo i trent’anni ho preso in mano per la prima volta un romanzo di Bret Easton Ellis, Meno di zero, scoprendo un talento straordinario.
Tutto questo per dire che Fernanda Pivano ha sempre fatto parte della mia vita, così come di quella di molti di noi, anche se non lo sapevamo. Fu lei a tradurre per la prima volta le poesie elegiache di Masters, a farle diventare un capolavoro della musica italiana insieme a Faber, a portare in Italia le più belle pagine dell’America letteraria dello scorso secolo.
Va reso quindi ben più che merito a Teresa Marchesi per avere raccontato, a due anni da quando Nanda ha trovato la pace e anche un po’ di quel riposo che non si era mai concessa perché aveva troppe cose da fare, la vita di questa donna speciale, piena di passione e di ideali, con un sorriso che faceva rima con speranza. Pivano Blues – Sulla strada di Nanda è un documentario realizzato con amore, per fortuna non perfetto, come sarebbe piaciuto alla protagonista, ma con un calore speciale, quello che trovi con una famiglia d’amici e di sogni da realizzare, con una bottiglia sul tavolo e un pacchetto di sigarette, cambiando il mondo ogni sera, una cosa che disse anche Francesco Guccini in una delle sue, tante, canzoni più belle. E il cantautore con l’eskimo e il fiasco è tra quelli che la Marchesi ha incontrato per ricordare la vita di Nanda, quella che ha raccolto dal cestino della carta straccia le pagine di Hemingway con una parola fuori posto, che andava con Pavese a rubare i libri ai soldati americani appena entrati a Torino, che aveva amici come Patti Smith e Lou Reed. E che soprattutto aveva una missione che perseguiva con incredibile intelligenza, il riuscire a far appassionare le nuove generazioni alla cultura e a valori fondamentali come la pace, la giustizia e l’uguglianza, sempre, fino all’ultimo giorno, con la stessa intensità e passione, grazie anche all’aiuto di icone giovanili come le rockstar
Teresa Marchesi ha fatto un magnifico lavoro di ricerca, trovando materiali dimenticati, compresa una registrazione di una serata al mitico Festival di Castel Porziano, una manifestazione che si faceva quando dalle nostre parti diecimila persone si spostavano per andare a sentire un poeta leggere i suoi versi, e raccontando così molti pezzi di storia d’Italia, le cui pochezze non sembrano essersi dissolte nel corso del tempo.
Nel novembre del 2001 ero a Torino, per il festival del cinema. Nanda era ospite. Ho passato un’ora a chiacchierare con lei di Fitzgerald, Masters e Ellis. Poi mi chiamò la strada bianca e me ne andai. Non le lasciai un nichel di mancia e lei mi mandò via con molte cose più preziose.
Grazie.





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