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  • Wuthering Heights: Amo il mio carnefice
di Valeria Roscioni


Terra, sangue, passione e rabbia. Il sentimento amoroso di Emily Brontë secondo Andrea Arnold

Wuthering Heights di Andrea Arnold

Mai così poca neve si vide sulle colline di Wuthering Heights. Eppure mai furono così tempestose quelle cime. La terra è brulla, il vento soffia ma sembra non sferzare. Eppure la tempesta, invisibile, ha già sconvolto tutto. Ha posseduto il terreno, il cielo, le case e i loro abitanti. Li possiede in ogni scena rendendo il fuoco devastante della passione tra la bella e viziata Catherine e il caldo cuore di morbida pietra di Heatcliff il protagonista assoluto di ogni singola inquadratura. Andrea Arnold si concentra sulle sottrazioni e al verboso ottocentesco romanzo della Brontë regala una nuova vita attraverso la morte della narrazione così come la si era conosciuta fin'ora.
La nebbia avvolge la brughiera e ne emergono solo i momenti chiave. Il resto sono corse a perdifiato, ferite leccate in punta di lingua, sospiri, terra, sporcizia, occhi, respiri. Il punto di vista ne risulta stravolto. Quello che dovrebbe essere un racconto in terza persona pacificato grazie al tempo che separa la narrazione dal tempo in cui accadono i fatti è invece pellicola viva, intrisa di soggettività e di sentimento, un sentimento che è passione, dolore, rabbia, possessione. Un sentimento che, ad oggi, è l’unico modo per dar vita a Catherine senza che appaia incomprensibile e vacua, senza che il suo amore per Heatcliff suoni vuoto perché niente li avvicina e ciò che li allontana, di volta in volta, sembra adesso, con occhi moderni, quasi pretestuoso.
La Arnold spoglia la storia degli stilemi del tempo e ne mantiene dunque solo il nucleo universale: il legame, morboso ma inattaccabile, di due anime che si trovano e si rincorrono perché, per quanti sforzi possano fare per negarlo, si appartengono, per i pregi e per i difetti, più nei difetti che nei pregi. Kaya Scodelario e James Howson sono perfetti nell’incarnare questo modo di amare profondamente umano, i loro visi adulti e le loro interpretazioni che lavorano in sottrazione portano avanti alla perfezione quella narrazione basata sui sensi che nella prima parte del film è affidata alla natura e ai giovani protagonisti. Storditi dalla tempesta ci si lascia trasportare fino alla fine, fino all’inferno.
“Baciami ancora; e non farmi vedere i tuoi occhi! Ti perdono per quello che mi hai fatto. Amo il mio carnefice… ma il tuo! Come posso amarlo?”





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