• Visioni - Cinema - Recensioni
  • Drive: romantiche strade violente
di Alessandro De Simone


Nicolas Winding Refn rielabora il noir degli anni Ottanta con un grande Ryan Gosling antieroe misterioso e tormentato

Drive di Nicolas Winding Refn

Regista prezioso, Nicolas Winding Refn, riuscito in pochi anni a diventare autore di culto grazie a una serie di film incredibile, dalla trilogia di Pusher al superbo Bronson, fino a Valhalla Rising e Drive. Danese, lontano per fortuna dal cinema dell’inganno di Von Trier, Refn è un europeo che ha imparato la lezione americana, avendo vissuto gran parte della sua giovinezza a New York, ma soprattutto grazie all’attenta analisi dei generi, applicati poi con passione nei suoi film.
Refn è un manierista, nell’accezione più nobile e artistica del termine, un rielaboratore capace di arricchire con una poetica assolutamente personale quello che ha visto e imparato. Per questo un film come Bronson non è solo una semplice rilettura di Arancia meccanica, ma un’opera che grazie a un’ispirazione eccellente riesce a ricrearsi, con un linguaggio e un impatto visivo rari nel cinema moderno.
Le stesse considerazioni si possono fare su Drive, film che vorrebbe essere nato trent’anni fa, pregno delle suggestioni metropolitane di Walter Hill, Michael Mann e William Friedkin, autori da cui Refn attinge a piene mani per costruire la storia di questo cavaliere della metropoli solitaria che, come lo Shane di George Stevens, abbandona il sentiero prestabilito della sua vita e su questo detour trova la vita, fatta di emozioni ed errori, scelte e dolore. Refn sceglie una messa in scena volutamente retrò, nelle ambientazioni ma soprattutto nello stile, predilige un decoupage classico, concedendosi virtuosismi solo in un paio di scene, senza autocompiacersi. Per il resto Drive è un compendio di cinema, in cui oltre ai registi già citati troviamo influenze di Peckinpah e Argento, ma il maggior merito di Refn è di essere riuscito a costruire un film in cui le percezioni fisiche, sensoriali, arrivano costantemente allo spettatore. Drive è un film caldo, passionale, sporco, ma anche algido, calcolato, matematico e tutti questi fattori si fondono creando un rollercoaster emozionale che si sublima in due sequenze straordinarie in cui esplodono rabbia, amore, paura e disperazione, una deflagrazione cinematica che scuote ed esalta, lontanissima dal compiacimento fanciullesco di Tarantino, a cui facilmente ed erroneamente viene accostato Refn, ben più vicina alla crudeltà della Hollywood iconoclasta di Fuller, Ray e Aldrich a cui aggiunge un’estetica moderna e accattivante.
Film di valore enorme, Drive, anche grazie agli attori, a partire da Ryan Gosling che misura l’interpretazione del suo protagonista col contagocce, centellinando gesti e parole, un ruolo della vita che il giovane talento americano costruisce con intelligenza notevole. Ma grandi meriti vanno anche ad Albert Brooks, eccezionale gangster dalla crudeltà nascosta e raffinata, e a Oscar Isaac, uno dei nuovi caratteristi più interessanti degli ultimi anni.
Ultima fondamentale considerazione sulla colonna sonora, tutta costruita su sonorità elettroniche anni Ottanta che si fonde alla perfezione con ogni fotogramma del film. Senza questo contrappunto Drive sarebbe stato un film molto diverso, ma d’altronde anche questo fa parte del cinema di un autore di cui sentiremo ancora molto parlare.






Commenti (13)

Inserisci il tuo commento

Immagine con il codice di verifica