Una memorabile interpretazione che ha valso a Helen Mirren la Coppa Volpi come Miglior Attrice alla Mostra di Venezia

Resterà deluso chi si aspettava un attacco frontale. Troppo scaltro e raffinato Stephen Frears per prendere di petto la corona inglese. Dai tempi di
My Beautiful Laundrette è cambiato tutto, o quasi. È però anche miope chi gli rimprovera di non graffiare abbastanza, perché la zampata è la stessa di sempre. Gli artigli sono però più limati, precisi, chirurgici. I loro affondi sono frutto di uno straordinario gioco di squadra: quasi un meccanismo a orologeria, che non perde un colpo e procede con tempi perfetti. Montaggio, sceneggiatura, regia impeccabile e straordinarie
interpretazioni sono tutte al servizio di un ritratto delicato e dissacrante al tempo stesso, che spara a zero sui reali inglesi in punta di piedi.
La storia è quella che conosciamo a metà: le tensioni istituzionali fra corona e Parlamento britannico, maturate in seguito alla tragica morte di Lady D.
In particolare, l'attenzione di Frears si concentra sulle opposte posizioni della regina, impegnata a difendere onore e tradizione della casa reale e del neoeletto Tony Blair, chiamato invece a rispondere al desiderio del paese di rendere un omaggio ufficiale alla "principessa del popolo". Ad aprire il film sono le elezioni che, grazie allo stesso Blair, nella
primavera del '97 riportano al governo i laburisti dopo 18 anni di opposizione. Poi un montaggio di servizi TV e materiali di repertorio sulle tensioni fra la casa reale e Lady D., causate dalla sua disinvolta condotta
ed esposizione mediatica, fino all'ultima corsa in auto con Dodi Al Fayed, che la ha portata alla morte a Parigi, il 31 agosto dello stesso anno. Il tutto con un'ironia impietosa e tanto più efficace, quanto appena
sussurrata. La critica di Frears passa per piccoli particolari che non lasciano scampo. Esilarante lo scambio di battute fra la Regina e l'impacciato Blair al momento della sua investitura, emblematica la
rappresentazione del baratro che giorno dopo giorno si scava tra piazza e corona. Da una parte una contestazione montante, misurabile in catastrofici
sondaggi e montagne di fiori in memoria di Lady D. sulle cancellate di Buckingham Palace; dall'altra il surreale isolamento della famiglia reale, arroccata nella sua turris eburnea di Balmoral, tra cacce al cervo e barbecue.
Parlano i fatti per Stephen Frears. E una memorabile
interpretazione che conferma Helen Mirren nell'Olimpo del cinema. Comunque vada al festival, il loro premio lo hanno già vinto entrambi.
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