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  • A proposito di Schmidt
di Alessandro De Simone


Alexander Payne racconta di nuovo l'America della provincia disperata, regalando al vecchio Jack un'altra facile cavalcata.

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Il più grande pregio del nuovo cinema d'autore americano sta nel suo essere estremamente ambiguo nell'identificazione del genere. Non parlo di commistione, ma di vero e proprio fraintendimento da parte dello spettatore, per non parlare di personaggi che dovrebbero estrapolare i mille significati reconditi che un'opera cinematografica nasconde, dietro l'apparente facciata di rassicurante ed eccentrica tranquillità. Un discorso che possiamo fare per Wes Anderson, più quello dell'inedito in Italia Rushmore che del più acclamato I Tenenbaum, per il Paul Thomas Anderson di Boogie Nights più che per l'ambizioso Magnolia e per il sorprendente David O'Russel di Three Kings, regista che aspettiamo per una importante prova d'appello. Tutti giovani cineasti che hanno come punto di riferimento il cinema americano degli anni Settanta, quello di Bob Rafelson, Mike Nichols, Alan Pakula, Robert Mulligan, per non parlare di Paul Mazursky e Peter Bogdanovich.

Insomma, il terzo millennio si apre sotto un positivo fervento di celluloide e il personaggio da tenere senz'altro più d'occhio tra questo folto gruppo di talenti è Alexander Payne. Regista e sceneggiatore, Payne è quello che è riuscito ad entrare nel meccanismo produttivo hollywoodiano nella maniera più intelligente e facilmente svincolabile. Dopo i suoi due primi film, i notevolissimi Citizen Ruth ed Election, Payne ha capito che allearsi con il nemico è la cosa più intelligente da fare in situazione di manifesta inferiorità. Solo così è possibile sfruttare al meglio una tattica di guerriglia raffinata come il cinema indipendente, quello vero, non quello che alcuni cercano di spacciare per tale. In qualità di revisore di sceneggiature per un grande studio come la Dreamworks, infatti, Payne, con il suo amico e co-sceneggiatore Jim Taylor, riesce a pagare il giusto dazio al Padrone (contribuendo a successi come Jurassic Park III e Ti presento i miei), conquistando così quella libertà necessaria per sviluppare i suoi progetti e la sua poetica. Un'operazione destabilizzante, visto che A proposito di Schmidt è, grazie al cielo, un film di grande violenza politica e profondamente pessimista. America popolo d'ignavi e mediocri, orgogliosi di un inesistente passato, fatto di punte di freccia non loro e imbarazzanti memoriali.

Il viaggio di Warren Schmidt ha lo stesso livello lisergico di quello che lo stesso Jack Nicholson affrontò scarrozzato dai chopper di Peter Fonda e Dennis Hopper in Easy Rider, uno stordimento necessario per non accorgersi di aver contribuito all'uccisione di un Sogno, e incrocia senza capirlo il lento, riflessivo, incedere del vecchio Straight per le strade del Midwest visto attraverso gli occhi di David Lynch.

Alexander Payne ci fa lezione sotto forma di commedia, genere nobile e ricco di sfaccettature, forse il più difficile per un bravo sceneggiatore e quindi duro banco di prova. Chi supera l'esame può essere considerato un autore a tutto tondo e Payne ci riesce. A proposito di Schmidt è uno dei film più completi degli ultimi anni del cinema americano, scritto con grande intelligenza e diretto con grande ritmo, con scelte stilistiche corrette, ma ciò che conta realmente è la fotografia che resta impressionata sulla pellicola. Quella di un Paese allo sbando, senza morale, senza memoria, egoista e senza possibilità di essere curato. Non c'è speranza nella vita di Warren Schmidt di rimediare ai propri errori, forse di comprenderli, ma ormai tutto è inutile.

Una commedia amara e a tratti disperata, retta da un Jack Nicholson in grande forma, ma per quanto il volto di Warren Schmidt sarebbe difficilmente potuto essere diverso dal suo, non è il tre volte premio Oscar a mandare avanti il film, ma un'amalgama perfetta tra tutti gli elementi che fa di A proposito di Schmidt un'opera da tenere in grande considerazione come documento antropologico, quando il corso della Storia giungerà all'inevitabile crisi che tutti grandi imperi devono prima poi affrontare.














PERSONAGGI ED INTERPRETI:


Warren Schmidt: Jack Nicholson

Roberta Hertzel: Kathy Bates

Jeannie Schmidt: Hope Davis

Randall Hertzel: Dermot Mulroney

Helen Schmidt: June Squibb

Larry Hertzel: Howard Hesseman

John Rusk: Harry Groener

Vicky Rusk: Connie Ray

Ray Nichols: Len Cariou

Gary Nordin: Matt Winston



CAST TECNICO ARTISTICO


Regia: Alexander Payne

Sceneggiatura: Alexander Payne, Jim Taylor dal romanzo "About
Schmidt" di Louis Begley

Fotografia: James Glennon

Scenografie: Jane Ann Stewart

Montaggio: Kevin Tent

Musiche: Rolfe Kent

Costumi: Wendy Chuck

Prodotto da: Harry Gittes, Michael Besman

Distribuzione: Nexo

Durata: 124'




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