• Io sbarco, tu sbarchi, egli sbarca...
di Federica Aliano


Romanzi famosi che sbarcano anche nelle nostre librerie, film che sbarcano in sala, personaggi che sbarcano agli eventi. A leggere le riviste italiane, dall’inizio dell’anno a oggi, sembra che nel 2010 tutte le merci e le persone viaggino via mare...



Le mode gergali mi hanno sempre fatto sorridere, alla lunga però infastidiscono non poco chi della parola ha fatto un mestiere e una ragione di vita. Il verbo “sbarcare” è la moda del 2010, e se all’inizio compariva soltanto su blog dalla bassa qualità di contenuto, pian piano si è esteso a quelli scritti generalmente meglio, ai siti di informazione, a quelli dei grandi quotidiani e, ahinoi, alla carta. Ed eccola lì, la frase incomprensibile, sulla mia copia di Cosmopolitan: “Il vintage sbarca nel beauty”.
Qualcuno mi sa spiegare cosa significa? Sintatticamente intendo.
Presa dall’atroce dubbio, prendo in mano il dizionario:

Sbarcare: Far scendere, scaricare da un'imbarcazione, deponendo a terra o su un'altra imbarcazione. Per estensione: far scendere da un mezzo di trasporto.

Aggiungo io, in una nota del tutto personale, che a Roma il significato del termine da una parte è storicamente legato a brutti ricordi (lo Sbarco di Anzio, tanto per dirne uno), dall’altro ha un’accezione non proprio lusinghiera.
Come ogni anno, Alphabet City è sbarcato alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Nel senso che proprio, per raggiungere il Lido, isola oblunga dell’arcipelago lagunare, bisogna imbarcarsi per una breve traversata. Eppure noi ci impegnamo a non usare mai il verbo “sbarcare” in maniera impropria, e nemmeno ad abusarne durante l’intero festival, nonostante ogni giorno molte star sbarcheranno qui al Lido.
Perché certe mode malsane non fanno bene a noi o alla nostra lingua, perché tornando dalle vacanze estive ci si accorge dei risultati dei tagli alla scuola e, più in generale, alla cultura, perché saremo anche dei Don Chisciotte, ma il baluardo estetico dello scrivere ancora vogliamo mantenerlo vivo. Perché ci piacciono la parola, la scrittura e lo stile, perché qui, nella Città dell’Alfabeto, la comunicazione è tutto. E scoprirete fino a che punto nei prossimi giorni.
Restate connessi con noi.