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  • Un omaggio alla gente africana e alla vita selvaggia
di Daniele Federico


Africa è l’ultimo libro fotografico di Sebastião Salgado, tra i più rispettati fotogiornalisti del globo

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Sebastião Ribeiro Salgado nasce nel 1944 in Brasile, frequenta gli studi fino ai primi anni di economia e statistica. A seguito di una missione in Africa decide di diventare fotografo.
Nel ’73 va a Parigi per diventare fotografo, dove vive tutt’ora. Lavora prima come freelance e poi per le agenzie fotografiche Sigma, Gamma e Magnum.
Salgado viaggia e fotografa per tutto il mondo dedicandosi in particolare a due grandi progetti: il primo riguarda la fine della manodopera industriale su larga scala nel libro La mano dell’uomo (Contrasto, 1994). Uno dei più importanti libri fotografici del dopoguerra: sul finire del ventesimo secolo, i metodi tradizionali di lavoro e produzioni vengono scalzati a mano a mano dalle nuove tecnologie. Questo lavoro è una documento prezioso, ma anche un tributo alla condizione umana nel lavoro. Dalle miniere d'oro in Brasile agli stabilimenti petroliferi del golfo, dal Tunnel dello Stretto a una miniera di zolfo indonesiana, Salgado immortala il dramma, la disperazione, ma sopratutto la dignità dei lavoratori.
Il secondo grande progetto è incentrato sull’umanità in movimento, non solo profughi e rifugiati, ma anche i migranti verso le immense megalopoli del Terzo mondo, in due libri di grande successo: In cammino e Ritratti di bambini in cammino (Contrasto, 2000).Sebastao Salgado, Workers

Salgado riesce a realizzare immagini superbe per ciascun genere: ritratti, grandi folle, paesaggi, reportage dinamici, perfino fotografie naturalistiche e di animali selvaggi. Sembra sintetizzare tutto ciò che vorrebbe essere un fotografo reporter. Ha grandi doti d’umanità, riesce ad avvicinare ciascun suo soggetto, spesso uomini, donne e bambini disperati o con tutti i motivi per rifiutare di essere trattati come “qualcosa da collezionare e da mostrare”. Eppure Salgado ci tiene alla dignità dei suoi soggetti, è uno dei suoi punti imprescindibili. È la sua cifra morale che ne viene fuori.

“I brasiliani, come molti dei suoi soggetti, lo considerano una specie di santo”
Reuel Golden

Oggi ha 63 anni ed è nel pieno del suo ultimo progetto fotografico, denominato PROGETTO GENESI.
Avviato nel 2003, il lavoro terrà impegnato il fotografo per otto anni e si suddivide in quattro capitoli: La creazione, L’Arca di Noè, I primi uomini, Le prime società.

Salgado ha trascorso più tempo in Africa che in ogni altro continente, vi è particolarmente legato, ecco il motivo del suo ultimo libro fotografico intitolato, proprio Africa, in cui raccoglie le sue immagini riprese da quando ha iniziato come photoreporter.
Personalmente ho sfogliato questo libro già prima di partire per un mio recente viaggio in Africa,l’ho riguardato al mio ritorno e, come so che tornerò prima o poi in Africa, so che tornerò a osservare quegli scatti. Forse Salgado riesce in questo a restituire quella magia, quel "mal d’Africa" di cui tanto si parla attraverso le immagini che produce: sono talmente piene di complessità, correttezza formale, eccellenti bianchi e neri, forza dei personaggi e dei temi rappresentati che si ha la voglia di riguardarlo a distanza di tempo.
Lo splendido volume edito da Taschen
Salgado ci mostra tanta sofferenza, questo è giusto dirlo.
Parlarne bene è facile - come potrebbe non esserlo? - la visione delle sue immagini è uno stupore continuo. Ma va notato che egli, come tanti altri reporter, registra i terribili effetti dalla guerra, la povertà, i disastri ecologici, la fame di bambini senza un futuro, e nel farlo ci offre una fotografia dell'Africa parziale (nell’esatto istante in cui il fotografo taglia la scena che sta scattando, diventa di parte). Evidenzio quest’aspetto perché sono convinto, anche nel rispetto e nelle speranze del grande popolo africano, che è importante divincolarsi da un'immagine di Africa come continente di fame e morte. Personalmente ho visitato una porzione minuta del continente, tuttavia il mio è stato un viaggio pieno di sorrisi e di positività. Inizialmente da questo libro mi aspettavo anche delle immagini gioiose.

Nonostante questa ultima osservazione, bisogna aggiungere che ho girato ben 4 diverse librerie romane per scovare una copia di Africa perché lo avevano già terminato, il prezzo è giusto.
Il libro è bello, bello, bello. Il commento è stato affidato a Mia Couto, una delle autrici più celebri in Mozambico. La sua prima novella, Sleepwalking Land, è stata scelta da una giuria internazionale come uno dei 12 migliori libri africani del ventesimo secolo. Vive a Maputo (Mozambico) e lavora come ecologista. Dimenticate le solite parole vuote che spesso si leggono accostate alle fotografie in bianco e nero: il commento di Mia Couto riesce onorevolmente ad aggiungere informazioni ed emozioni al pregevole lavoro iconografico.

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