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  • Da grande voglio fare l’operatore culturale!
di Alessandro De Simone


Esistono tanti Grisù della cultura, ma pochi ne riconoscono la professionalità e l’importanza. Anche per questo ora esiste Festival of Festivals.

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In Italia esistono più di ottocento realtà festivaliere, più o meno equamente suddivise tra festival cinematografici, teatrali, musicali, letterari, d’arte, scienze e chi più ne ha più ne metta. All’interno di questi eventi lavorano migliaia di persone, la cui unica aspirazione è quella di divulgare la cultura nel nostro paese nelle sue forme più disparate, ma che purtroppo non sempre vengono riconosciute come professionisti.
Un problema di difficile risoluzione, dato che nella maggior parte dei casi è anche complicato spiegare cosa fa un operatore di eventi e festival, come ci ha spiegato per esempio Cristian Miccoli di Blues in Town, festival musicale di Policoro, una ridente località in provincia di Matera.
“E qui si apre un mondo! Tanto dipende da chi ci si trova davanti. La cultura, in senso generale, non è ancora cosa di tutti. Di certo non è semplice spiegare, a chi non si è mai avvicinato alle nostre attività, di cosa è fatto il nostro lavoro, quali e quanti campi abbraccia e di quanto know how c’è bisogno. Molti infatti, abituati alle “classiche” figure professionali, ritengono che le manifestazioni culturali siano soltanto un motivo di divertimento. Cercando di trasmettere le emozioni che si provano però, il fascino, l’esclusività e la mancanza assoluta di noia ed aggiungendo il fatto che, a volte, ci si guadagna pure, probabilmente qualcuno riusciremo a convincerlo”.
La questione economica, oltretutto non è mai stata legata a doppio filo con la cultura, ma si tratta di una visione decisamente incompleta di quello che è il panorama che, anche in Italia, ci si trova davanti.
Le aziende interessate alla sponsorizzazione di eventi culturali sono molte, lo dimostrano gli esempi più eclatanti, come i grandi festival musical brandizzati Heineken o Coca Cola, o quelli cinematografici, per cui case automobilistiche come BMW e FIAT hanno investito somme ingenti utilizzando i marchi Lancia e Mini. Ma anche quando ci troviamo di fronte a realtà più piccole, è impossibile non trovare aziende o società più o meno conosciute che non amino affiancare il loro logo a quello di un evento di richiamo per il pubblico.
Questi sono elementi portanti del concept di Festival of Festivals, il primo congresso italiano dei festival e degli eventi culturali, di cui Alphabet City è orgogliosamente partner e che riteniamo essere un punto di svolta per un settore dalle potenzialità ancora oggi inespresse.
Ma esiste un altro fattore da non trascurare. Festival ed eventi per essere realizzati hanno bisogno di persone con professionalità sempre più specifiche e radicate e moltissimi giovani, neolaureati o in procinto di esserlo ma non solo, desiderano entrare in questo settore, nella maggior parte dei casi senza avere però delle indicazioni precise sul come fare, né dalle istituzioni o tantomeno dalle università o dal mercato stesso.
Sempre Cristian Miccoli dispensa con entusiasmo consigli a chi volesse intraprendere questa strada: “È tra le più complete ed entusiasmanti professioni, non potrei che consigliare a chiunque di intraprenderla. Dal mio modesto punto di vista potrei consigliare sicuramente di creare un buon team di collaboratori, motivati e professionali e non scoraggiarsi alle prime difficoltà, perchè come una qualsiasi altra attività imprenditoriale, “fare cultura”, può risultare molto complicato”.
La maggior parte dei festival nasce poi proprio dall’entusiasmo di una persona, com’è stato per il RIFF, il Rome Independent Film Festival e proprio al suo direttore Fabrizio Ferrari abbiamo chiesto cosa significa fare un festival, quali sono i vantaggi e gli svantaggi di gettarsi in un’avventura tanto particolare.
“Fino ad ora abbiamo avuto solo vantaggi. Il dialogo con differenti realtà culturali internazionali, nonché con giovani artisti e registi, la possibilità di visionare opere cinematografiche indipendenti che sarebbe impossibile vedere al cinema e poi il formarsi di un gruppo molto affiatato che lavora per la creazione del festival. Inoltre non sono da sottovalutare altri aspetti, come lo scambio culturale e di amicizia con tantissimi altri operatori e soprattutto la soddisfazione di poter lavorare per una causa nobile: il pubblico che esce dalla sala e ti fa i complimenti per la scelta del programma è una ricompensa che non ha prezzo”.
Ma il lavoro un prezzo lo ha e la domanda sorge spontanea: si arriva a fine mese facendo l’operatore culturale? Felici e con tante idee per il futuro, ci ha detto Ferrari, mentre Miccoli è stato più pragmatico: “La mia personale esperienza è quella di una meravigliosa attività che inizia quasi per gioco e diventa parte integrante della mia vita, pur rimanendo, per ora, ancora un part-time. Alla domanda dunque, percependo un reddito da una fonte diversa, non potrei rispondere. Però una considerazione sorge spontanea, ogni fine mese attingo dal mio stipendio per risanare le casse dell’associazione...”
Alla luce di quest’ultima considerazione, ci si chiede per quale ragione si dovrebbe intraprendere una carriera apparentemente così difficile e qui la risposta di Cristian Miccoli non lascia adito a dubbi: “La passione per la musica e il piacere di organizzare eventi mi hanno portato, cinque anni fa, a fondare assieme ai miei migliori amici la nostra associazione, La Mela di Odessa. Non siamo partiti per diventare dei professionisti, ma la soddisfazione per i successi ottenuti e l’adrenalina che scorre nelle piazze durante le nostre kermesse, ci hanno spinto a crescere ed a valutare l’ipotesi della cultura come vera e propria opportunità imprenditoriale”.
Un’opportunità concreta, se è vero che FIAT Group ha deciso di porre il suo marchio come main sponsor di Festival of Festival e molte altre aziende del settore e non hanno voluto affiancare The Culture Business nell’organizzazione del congresso di Bologna convinti delle potenzialità del progetto.
Dal nostro punto di vista, Festival of Festivals è un momento importante nel panorama culturale italiano, soprattutto perché permette a tutti gli operatori del settore di incontrarsi e di incontrare a loro volta potenziali investitori, partner tecnici e ragazzi desiderosi di entrare a far parte di questo mondo, permettendo così all’economia di un settore così specifico e apparentemente difficile di girare e di smuovere un indotto composto da un vero e proprio esercito di professionisti.
Le prime indicazioni che sono arrivate dai primi due giorni di incontri sono assolutamente positive, con una grande affluenza di esponenti del settore e di pubblico che sta affollando gli incontri che si susseguone nelle sale di Palazzo Re Enzo.
La speranza è che questo sia solo l’inizio di un processo che possa portare a un arricchimento del settore sotto tutti i punti di vista, innalzando quindi la qualità dell’offerta culturale in Italia.
E di cultura in Italia, in questo particolare momento storico, ce n’è veramente bisogno.

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