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  • Easy Virtue - Matrimonio all'inglese
di Boris Sollazzo


Il ritorno di Stephan Elliot è quanto mai gradito e gradevole, una commedia all'inglese e al femminile cucita su misura per le due splendide protagoniste

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Easy virtue, il titolo originale, è la descrizione graffiante e snob che Kristin Scott Thomas, nobile decaduta alla ricerca di riscatto sociale, sentimentale, economico, affibbia all’americana divorziata Jessica Biel, moglie a sorpresa del suo rampollo su cui aveva puntato tutto, Ben Barnes. Aristocrazia britannica anni ’20, borghesia rampante a stelle e strisce, grandi donne contro. Elliott, che ci ha reso il cinema più bello e queer con il delizioso e geniale Priscilla regina del deserto, è tornato dopo un lungo periodo difficile (soprattutto a livello personale) per regalarci un altro gioiello, tutto ambientato in una nobile magione della campagna inglese. Tradizione e modernità si scontrano in un tripudio di dialoghi eleganti e pungenti, di immagini giocose e dettagli puntuali, passando per le protagoniste-duellanti (Kristin Scott Thomas, eccelsa come al solito, e Jessica Biel, imprevedibilmente brava e versatile) e i loro uomini- soprammobili, tra cui si nasconde un Colin Firth trasandato ma mai così in forma. Il suo contraltare ironico e disincantato, i suoi occhi furbi e benevoli sono arbitri parziali della sfida Kristin- Jessica, nient’altro che la nobile e gustosa reiterazione dell’eterno scontro tra nuora e suocera, qui aggravato da culture, abitudini e aspettative diverse. Elliott, con il solito perfido acume, visivo e narrativo, gioca di metafora e sottotesto, scoperchia l’ipocrisia di un maschilismo di maniera e di facciata grazie alla forza di due donne che si parlano e litigano perché marito, figlio e suocero intendano. Ad assistere a questi duelli all’ultima frecciata tanti ottimi comprimari- un maggiordomo non faceva ridere tanto su uno schermo dai tempi della tata televisiva Francesca Cacace- e noi giovani vecchi ci dilettiamo con una colonna sonora che regala chicche di Cole Porter, un Sex Bomb molto particolare e persino un Billy Ocean cantato in coro. Una commedia in (e di) costume e allo stesso tempo pudicamente scostumata, un gioco di specchi e di spacchi, ma soprattutto di scacchi. Perché le regine Scott Thomas e Biel muovono il film insieme alla regia di Stephan Elliott, che ci è mancato davvero troppo, e ha la capacità di ricordarci che il cinema, a farlo e vederlo, è soprattutto divertimento, gioco mai banale e spesso intelligente, sfida di istinti e intelletti. Come la vita, ma soprattutto come l’amore e il sesso. Entrambi più o meno negati- anche se l’orgasmo che supera le pareti della bella Jessica finiremo per ricordarcelo per un bel po’- ma decisamente chiacchierati. E non manca la punta di malinconia che regalano, nel finale agrodolce, Biel (ancora lei!) e Firth che scoprono le carte e si rivelano nella loro completezza di persone e personaggi. Per gli amanti del genere una festa, per gli amanti del regista altrettanto, per tutti gli altri la scoperta di come si possa ancora fare commedia aristocratica, indossare costumi scomodi, tornare indietro di decenni e saper intrattenere ancora divinamente. Anche senza lacrime né Keira Knightley.